“Qui i bambini non possono entrare”: prende piede la tendenza ‘no kids’

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Nato in Usa ed esportato in Europa, il fenomeno ha contagiato anche i Paesi del nord, notoriamente molto attenti alle esigenze della famiglia. E in Italia sono sempre più numerosi i luoghi che sposano questa idea: Ristoranti, hotel, voli aerei, stabilimenti balneari: la nuova tendenza è l’ambiente “childfree”

I colossi dell’imprenditoria, che sulle esigenze dei potenziali clienti costruiscono floride strategie di marketing, non potevano lasciarsi sfuggire un’opportunità del genere, e non è un caso che esistano anche voli “childfree”, come quelli per Creta e Gran Canaria organizzati dalla compagnia inglese Thomas Cook Airlines, per lo più diretti verso villaggi e hotel che condividono la stessa filosofia.

Negli Stati Uniti, infine, la “National Transportation Safety Board”, agenzia che si occupa di sicurezza sugli aeroplani, ha scritto alla Federal Aviation Administration per far introdurre la regola “un passeggero-un posto”, vero e proprio dissuasore di mobilità infantile.

La “moda” si sta espandendo a macchia d’olio anche tra resort e ristoranti e persino nei Paesi notoriamente “children friendly” del nord Europa. In Germania, tra decine di alberghi e caffè kinder verboten, dove cioè i bambini sono banditi, sono comparsi annunci immobiliari riservati agli ältern ohne kinder, cioè adulti senza piccoli al seguito; in Austria è l’hotel Cortisen, uno dei più gettonati, a essere off limit ai pargoli; in Svezia sono moltissimi gli alberghi che non accettano prole under 12, e in Spagna la catena “Iberostar” fa pernottare solo ospiti over 14 e la “Sandals” addirittura dai 18 in su.

Inutile dire che quasi tutte queste strutture viaggiano all’insegna del tutto esaurito. Ai luoghi fisici fanno da corollario quelli virtuali, e non mancano le pagine su Facebook dedicate all’argomento (una per tutte: “Fuori i bambini maleducati dai locali pubblici”) e i forum e i siti rigorosamente “childfree”, o nati per discutere di quanto sia bello vivere senza pargoli.

In Italia, secondo l’Ocse, il 24% delle donne nate nel 1965 non ha avuto figli e, secondo gli studiosi del progetto europeo “Families and Societies”, non c’è necessariamente una causa materiale dietro questa scelta. Non siamo più, insomma, quel Paese “family oriented” che eravamo 30 anni fa. “Da noi nessuno lo vorrà mai ammettere, ma garantisco che nei locali più trendy il bambino non è mai ben visto. Ricordo quando a Massimiliano Ossini fu impedito di entrare al Coast Music Bar di Porto Cervo all’ora dell’aperitivo perché era in compagnia dei figli piccoli”, racconta Roberto Piccinelli, autore dell’annuale Guida al piacere e al divertimento.

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