Mamma, perché…?

valentina_tondaArriva, infine, intorno ai 3 anni, il momento che tutti i genitori prima di noi ci hanno raccontato con sacro terrore. Il momento dei “perché”. Siete pronte?

Stanno per piovere domande su tutto, spesso in pubblico e normalmente con effetti devastanti sulla vostra vita sociale. Rischierete qualche rissa e, probabilmente, perderete degli amici.

Ma guardate il lato positivo: in questa fase quello che dite, per lui, è semplicemente la verità: siete i fornitori ufficiali di risposte alle domande fondamentali dell’esistenza.

Non va malissimo finché la domanda è, per esempio, “Chi è più forte tra Capitan America e Hulk?”, quanto meno perché ce lo possiamo inventare senza fare troppi danni. In altri casi, però, la risposta è ben più delicata e rischia di depositarsi per sempre nella giovane psiche in formazione.

Ora che vi ho generato un potenziale senso di colpa a vita prima ancora di cominciare, possiamo passare alla mia selezione personale di domande imbarazzanti.

Ma perché se siamo a Prato se non c’è il prato?

Se ci pensate bene, non è per niente una domanda sciocca. Pretendo un prato a Prato, in piazza del Duomo. Subito. La mia risposta, comunque, è stata questa: “L’hanno chiamata Prato perché è stata costruita sul luogo dove prima c’era un bellissimo prato verde”. La faccia di Dave diceva chiaramente: era meglio tenersi il prato verde.­

Perché quella signora è vestita da Befana? (Al supermercato…)

Mio figlio è troppo piccolo per una lezione comparativa sulle religioni, anche se la signora in questione solitamente è di fede musulmana e indossa un burqa, un nihab o altro tipo di abbigliamento che copre il capo e buona parte del corpo. La mia risposta: “Ci sono tanti modi diversi di vestirsi, quella signora viene da un paese dove a molte signore piace questo tipo di abbigliamento. Ognuno può indossare ciò che vuole”.

Perché quel signore puzza? (In autobus)

La potenza deflagrante di questa domanda, di solito urlata a gran voce indicando con il dito il signore in questione, è pari a circa dodici bombe atomiche. Dopo aver in qualche modo tappato la bocca di vostro figlio (a questo servono gli snack che vi riempiono la borsa) ed evitato la rissa, rispondetegli in separata sede: “Perché quando fa molto caldo se una persona non si lava ha quell’odore. Per questo la mamma ti dice sempre di lavarti, anche se non ti piace. Se ti lavi, non puzzi!”

Mamma, come esce dalla pancia un bambino?

Tre anni e mezzo sono pochi per una risposta complessa che spieghi la sessualità e il parto. Per ora può bastare un “esce dall’ombelico quando è diventato troppo grande per stare dentro la pancia. Quando esce, la pancia si sgonfia e torna come prima”. Per questa volta sospirate di sollievo, ma sappiate che tra qualche anno non ve la caverete così a buon mercato.

Perché tu sei una donna e babbo un uomo?

Qui la risposta sarebbe “Perché sì”, ma non si può. Mai. Quindi tentiamo un vago “Esistono i maschi ed esistono le femmine, io sono una femmina e il babbo è un maschio”, per poi accennare ad alcune differenze base (i maschi si fanno la barba, le femmine no) senza, se possibile, cadere in frasi destinate a generare altri grappoli di domande. Una per tutte: “le femmine hanno la gonna”, cui segue: “ma tu non hai la gonna, perché?”, con te all’angolo con un “non tutte le femmine portano la gonna” che porta a un altro “perché”, fino all’infinito e oltre.

Perché quei due ragazzi si tengono per mano?

Risposta fissa, senza possibili scappatoie: “Quei due ragazzi si vogliono bene. Quando due persone si amano, hanno voglia di tenersi per mano”. Prendetelo per mano , tanto per sottolineare il concetto.

Perché quel bambino non cammina? (Al parco alla vista di un bambino in carrozzina)

La mia risposta preferita qui è “Perché non lo chiediamo a lui? Andiamo a conoscerlo”. Questo porta a incontri di solito bellissimi, in cui i bambini si spiegano tra di loro in modo molto più naturale di quanto potevamo fare noi, con i nostri imbarazzi da adulti.

Come si fa ad andare in cielo?

No, non svicolate. La risposta non è “facendo il pilota di aeroplani”, né “diventando astronauta”. Vi stanno chiedendo un’altra cosa. Che succede quando si muore?

La domanda delle domande. Eccola. A questa età la risposta è difficile, e ha a che fare anche con le convinzioni e con la fede di ognuno di noi. Per quanto mi riguarda, ho scelto questa: “Quando le persone a cui vuoi bene non ci sono più, ti guardano dal cielo e continuano a proteggerti da lì. Potrai incontrarle di nuovo quando sarai in cielo anche tu, ma questo succederà tra tanto, tanto tempo”.

Post scriptum

Non esistono domande imbarazzanti se non quelle che imbarazzano noi perché non ci piacciono le risposte. Se non abbiamo paura delle risposte, non avremo paura nemmeno delle domande. E se proprio non la sappiamo, meglio dirlo sinceramente: “Non lo so”.

 


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