Fare il bagno dopo mangiato: verità e leggende

Se fai il bagno dopo mangiato rischi di morire di congestione. La mamma me lo diceva sempre, e imponeva una regola ferrea: 2 ore e mezzo.wordpress (15).png

Tuttora non riesco a tuffarmi serenamente, nemmeno dopo tre ore: sento sempre quella voce terrorizzante. Ma cosa c’è di vero?

Gli italiani sono più delicati?

Prima di tutto: ogni paese ha le sue idee in proposito, ma solo in Italia si parla di ore. In generale in tutto il Nord America e nel resto d’Europa tutti si tuffano, semplicemente, quando gli pare, o al limite raccomandano di aspettare una mezz’ora. Questo già dovrebbe essere un campanello d’allarme: la digestione, in fondo, non cambia se sei di Londra o di Milano. Pare, insomma, che il problema sia tutto nostro.

Pur essendo presente un’ampia quantità di pagine web che segnalano la pericolosità del tuffo postprandiale, sembra che siano solamente italiane. Consultando varie pagine in lingua inglese, il tema esiste ma non ha toni apocalittici (“Affogherai! Morirai!”), si parla al massimo di aspettare mezz’ora e, in generale, di non abbuffarsi prima di andare in spiaggia. Se si pensa che il mito italiano prevede addirittura che non ci si possa nemmeno immergere nella vasca da bagno di casa, beh, è chiaro che si tratta di una leggenda, per quanto ben radicata.

Cosa c’è di vero?

Sicuramente, al contrario, non è salutare andare in spiaggia e aspettare una vita sotto il sole in attesa del bagno, come facevamo da piccoli: se proprio non volete rinunciare all’idea delle 2 ore, passatele altrove. In pineta, in albergo, ma non in spiaggia: il rischio di colpo di calore è molto più concreto della fantomatica congestione.

Consultando un po’ di fonti, pare davvero che non esista alcuna base scientifica per questa credenza, che si basa sull’idea, teoricamente giusta, che il cambiamento rapido di temperatura possa bloccare totalmente la digestione fino a far perdere conoscenza – o addirittura morire – a causa dello shock termico. Qualcosa di vero c’è, ma non dipende dalla distanza dal pasto. Semmai da cosa si mangia, da quanto è fredda l’acqua e quanto velocemente ci si immerge.

Shock termico: verità e leggenda

Lo shock termico non può verificarsi se ci si immerge a una temperatura dell’acqua intorno ai 15-20% (d’estate anche in Nord Europa la temperatura minima è più o meno questa) e comunque non ha niente a che fare col cibo: accade in caso di immersione improvvisa in acqua sotto gli 0° a meno che la persona non sia allenata a condizioni estreme (per esempio i finlandesi, che dopo la sauna si tuffano in acqua gelata. Loro possono farlo, noi no. Questo sia chiaro).

Tuffarsi in acqua ghiacciata sotto lo zero può in effetti provocare vari danni, tra cui un infarto a causa dell’afflusso di sangue freddo al cuore, ma non dipende da cosa si è mangiato. Per quello che riguarda l’abbondanza del pasto, è in effetti meglio evitare di abbuffarsi prima di una nuotata, ma anche in questo caso il problema è più legato all’attività fisica, da evitare sempre se ci si sovraccarica di cibo, che all’acqua in sé.

Il consiglio, quindi, è evitare pasti ricchi di grasso e proteine preferendo i carboidrati (pasta, schiacciatine e panini vanno benissimo).

Riassumendo: se vi siete mangiati una bistecca gigante con abbondanti patate fritte e vi tuffate in mare a febbraio, beh, è probabile che non sia una buona idea.

Qualche consiglio di buon senso

Come fare, quindi, a passare una serena giornata al mare? Per i bambini piccoli, gli unici consigli da dare sono di bagnarli gradualmente, dargli pasti leggeri prima del bagno e soprattutto accertarsi che non ci siano correnti o improvvise zone di acqua profonda e non perderli mai di vista quando sono in acqua.

Per gli adulti, basta un po’ di cautela di base, come non andare nell’acqua alta se non si sa nuotare, non stancarsi troppo nuotando al largo se non si è sicuri di saper tornare indietro, non fare il bagno durante una mareggiata, non bere alcolici prima di tuffarsi, non fare sforzi eccessivi se si è mangiato troppo.

Detto questo, mi rendo conto che per molti, come me, è troppo tardi per liberarmi di questo incubo d’infanzia: se mi immergo prima delle tre ore il mio corpo simula la congestione, comincio ad avere sudori freddi, mal di stomaco eccetera.

Credo che starei male davvero, ma solo perché ormai ho ricevuto un imprinting. Aspetterò le mie due ore e mezzo per tutta la vita, insomma, e con me, credo, molti di coloro che sono stati traumatizzati da bambini.

Speriamo nella prossima generazione 🙂


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