Il dibattito dell’estate: 10 ragioni per cui dovremmo lavorare solo 4 ore al giorno

Sono in spiaggia. Mi sto rilassando per qualche giorno dopo mesi e mesi passati a lavorare ininterrottamente. Finalmente adagiato sulla mia sdraio, sto sfogliando un noto quotidiano britannico (approfitto della vacanze per cercare di migliorare il mio inglese). lavorare_meno

Ecco che mi cade l’occhio su un tipico articolo di mezz’agosto, che spiega una serie di (apparentemente) validissime ragioni per cui l’uomo dovrebbe lavorare non più di 4 ore al giorno.

Per la sua salute, certo, per la sua felicità, siamo d’accordo… ma nell’articolo si parla anche di qualcosa che non viene certo considerato valido dalla maggior parte delle aziende di questo mondo: lavorando 4 ore al giorno la produzione aumenterebbe, sia in qualità che in quantità. Questa è più dura da digerire, in effetti… ma sono ancora in vacanza, anche se solo per un po’, ed è bello immaginare un mondo in cui gli stipendi aumentano, la produzione cresce e le ore di lavoro calano.

Che dite, è solo un sogno a occhi aperti? Sembrerebbe, ma forse non è proprio così. Comunque sia, almeno per oggi, lasciatemelo credere. Così, proprio sul finir delle ferie, ecco a voi 10 buone ragioni per cui dovremmo lavorare solo 4 ore al giorno

1. Dalle nove alle cinque? Una teoria superata

Secondo Alex Pang nel suo libro “Rest: Why You Get More Done When You Work Less” l’orario classico dalle nove alle cinque è un residuato della Rivoluzione Industriale, un’abitudine che si protrae senza una vera connessione con le necessità del lavoro moderno.

2. Da Darwin a Virginia Woolf, chi meno lavora più realizza

Ci sono moltissimi esempi nella storia: Charles Darwin, per esempio, lavorava un’ora e mezzo di mattina e un’ora nel pomeriggio. Il matematico John Pioncaré era attivo dalle 10 alle 12 e dalle 5 alle 7. Stessa cosa per altri grandi nomi della politica o della cultura come Thomas Jefferson, Virginia Woolf o John le Carré.

3. Lo diceva anche il padre dell’economia moderna

Il grande economista scozzese Adam Smith, sosteneva: “L’uomo che lavora con moderazione in modo da essere in grado di farlo costantemente non solo migliora la propria salute ma nel corso dell’anno produce una quantità di lavoro maggiore”.

4. Il mondo sarebbe un posto migliore.

Saremmo tutti più riposati. Ci sarebbe tempo per andare a prendere i figli a scuola e passare più ore con loro, aiutare e ascoltare gli anziani, coltivare le proprie passioni e le amicizie. Calerebbero le spese mediche, quelle da stress ma anche gli incidenti sul lavoro, ci sarebbe meno tensione sociale, più tempo da dedicare alla cultura e all’arte.

5. Lo facevano anche i nostri antenati

50 anni fa l’antropologo Marshall Sahlins rivelò che le società arcaiche di cacciatori-raccoglitori non passavano, come si potrebbe immaginare, la giornata a lottare per sopravvivere. In quelle società si cacciava e raccoglieva non più di tre/cinque ore al giorno e questo bastava a nutrire la comunità, che a quel punto poteva dedicarsi al gioco, all’ozio, ai rapporti sociali.

6. Silicon Valley se n’è accorta!

Le 4 ore al giorno sono ancora lontane, ma lavorare solo quattro giorni alla settimana, per esempio, sembra essere l’ultima moda tra le grandi aziende di Silicon Valley. Il motto del momento è: meglio prendersi il venerdì libero che fingere di lavorare quando ormai la tua testa è altrove. Ricaricare le batterie, passare il tempo con la famiglia, gli amici, le proprie passioni migliora la vita e il lunedì mattina sei sicuramente più riposato e quindi più produttivo.

7. La produzione migliora nel lungo termine

La parte più interessante, per le aziende, è proprio questa: che anche la produzione e il lavoro ci guadagnano. Spingere le persone troppo oltre i loro limiti naturali non solo le rende più inefficienti, ma danneggia il lavoro dei giorni successivi. In più, la stanchezza, nel lungo periodo, fa ammalare: è più probabile che un impiegato stressato e sotto pressione finisca per avere bisogno di giorni di malattia. Insomma, alla fine l’azienda ci guadagna.

8. Meno ore, più risultati?

Siamo sicuri che misurare il lavoro in ore abbia ancora senso? Non sarebbe più utile calcolarlo tenendo conte dell’effettivo risultato in termini di quantità e qualità della produzione? Non abbiamo risposte certe, ma secondo questa teoria i risultati potrebbero essere sorprendenti.

9. Lo stress non è un valore positivo

Una delle più tristi conseguenze di questi anni è il costante esibire il nostro stress da superlavoro, come se fosse una medaglia al valore. Socialmente sembra più riconosciuto chi può sfoggiare le proprie occhiaie da accumulo di stanchezza: tutto questo non fa bene né alla salute né alla convivenza.

10. Parità di salario, più tempo per consumare

Anche dal punto di vista dei consumi una soluzione del genere sarebbe auspicabile. Se una teoria del genere è corretta, e la produzione non dovesse risentirne, non sarebbe necessario abbassare il salario. In questo caso, con più tempo per coltivare i propri interessi, il denaro circolerebbe molto di più, beneficiando anche tutte le attività legate all’intrattenimento, alla cultura, allo sport e così via.

Per concludere, una frase che mi ha dato molto da pensare, sempre tratta dall’articolo del Guardian: “Una cultura che non dà spazio al riposo è condannata alla sconfitta, anche solo per quanto riguarda i risultati finali”.

E voi che ne pensate? Solo una bella utopia per sognatori incalliti o qualcosa di più?

(L’articolo è qui)

Come occupereste il vostro tempo libero se la giornata di lavoro fosse di 4 ore? Io, probabilmente, mi dedicherei molto più spesso al mio hobby preferito: il running! Qualunque sia il vostro orario e il tempo che potete dedicare allo sport, ricordatevi di accendere SmanApp per segnalare la vostra presenza agli automobilisti e controllare le vostre performances. Ci vediamo… on the road!

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