Quando correre è questione di vita o di morte: “La lunga marcia” di Stephen King

valentina_tondaLa marcia ha ispirato molti libri e un buon numero di film. Del resto, è ovvio: si tratta di un argomento stimolante che, in qualche modo, può essere visto come una metafora dell’esistenza, vista come un lungo e faticoso cammino in grado però di dare delle emozioni infinite.

Una gara molto speciale

In questo periodo sto leggendo molti libri sul tema della corsa, così, dopo aver parlato giorni fa de “L’arte di correre” di Murakami, ho deciso di insistere e di recensirne un altro. Si tratta de “La lunga marcia”, di Stephen King.

Un libro completamente diverso dal precedente. Anzi, si può dire che, rispetto a Murakami, siamo proprio su un altro pianeta. Lì si trasmetteva la gioia della corsa, qui invece si soffre e si trema, anche se siamo comodamente accoccolati sul divano. Non a caso, l’autore è universalmente noto come “Il re dell’horror”, anche se questo libro non ha niente a che fare con tale genere.

Scritto da King quando aveva solo 18 anni, venne pubblicato nel 1979 con lo pseudonimo di Richard Bachman. La scelta di non firmarlo, almeno all’epoca, derivò da una scelta precisa: il nome Stephen King era legato all’horror tradizionale, mentre i libri di Bachman uscivano dal genere vero e proprio, avvicinandosi ad altre tematiche, dalla fantascienza al thriller.

Fino all’ultimo metro di strada

Se, dopo aver letto questo libro, continuerete ad amare la marcia, significa che la vostra è una vera passione. Ovviamente sto scherzando, però è vero che la gara di cui si parla è tutto tranne che piacevole. Stephen King in questo piccolo capolavoro mette in scena un’ipotetica sfida tra 100 ragazzi in una società immaginaria dominata da una sorta di dittatura televisiva. Questa gara è l’evento in assoluto più popolare, quello che tutti i cittadini seguono con trepidazione. Una sorta di Antica Roma in cui leoni e gladiatori sono sostituiti dai marciatori, per la gioia di un pubblico sadico e di governanti spietati. Il vincitore riceverà “Il Premio”: tutto ciò che desidera per il resto della sua vita. Fin qui, tutto bene.

Il problema, per il protagonista Ray Garraty e per tutti i suoi giovani compagni di sventura, è che le regole della corsa sono semplici quanto terrificanti: i marciatori devono mantenere una velocità minima di 4 miglia l’ora (circa 6 chilometri) senza fermarsi mai e senza correre (almeno un piede deve sempre toccare terra). Chi va troppo piano, corre o si ferma riceve un avvertimento. Al terzo avvertimento, è morto. Il percorso della gara è infatti disseminato di soldati armati pronti a eliminare a fucilate i partecipanti via via che la stanchezza – o, a volte, la follia – li coglie. Uno solo vincerà: l’ultimo ad arrendersi.

E io che pensavo che camminare per una decina di chilometri fosse faticoso.

Un libro profetico?

“La lunga marcia”, come anche un altro libro di King/Bachman per certi versi simile, “L’uomo in fuga”, fa parte di quei romanzi che potremmo definire “distopici”, ambientati in una società immaginaria dove le regole sono diverse dalle nostre. Un esempio classico di romanzo distopico è “1984” di George Orwell.

Nel libro di King i marciatori sono eroi di un mondo malato che ha bisogno di emozioni sempre più forti, tanto da costruire la propria identità sul sacrificio di 99 dei suoi migliori giovani sull’altare dello spettacolo.

Qui il maestro del Maine si spinge verso una critica sociale che anticipa di molti anni, in modo molto più perfido ma non così diverso, il mondo contraddittorio dei moderni reality. Anche qui, come nelle trasmissioni moderne, i limiti dei partecipanti vengono messi a dura prova in un contesto in cui ogni gesto è pubblico e viene analizzato e sezionato fino al minimo dettaglio dai fans. L’unica differenza con un reality moderno è… che qui i protagonisti, a parte uno, sono destinati a morire.

Qualcosa per cui correre

“La lunga marcia”, come abbiamo detto, non è un horror. Niente fantasmi o assassini psicopatici, tanto per essere chiari. L’angoscia e la paura sono però tangibili: anche se la gara è letteralmente una questione di vita o di morte, durante la sua durata, i ragazzi stringono alleanze e amicizie, imparano a conoscersi.

Il lettore si affeziona a personaggi che sono destinati a una brutta fine entro poche pagine, cammina con loro, suda con loro. Tutti all’inizio partecipano per vincere ma, dopo il primo colpo di fucile, diventa evidente che la lotta non è per la gloria ma per rimanere vivi.

Via via che la gara procede e la fatica dei partecipanti diventa sempre più insostenibile, si manifesta anche il singolare talento di King nel farti sentire quasi fisicamente lo sforzo dei suoi personaggi. Vi assicuro che verso la fine avevo un gran mal di piedi!

Un libro potente, che vi terrà aggrappati alla pagina facendovi sorridere, sobbalzare, commuovere e soffrire. Pur non potendolo, per ovvi motivi, definire “divertente” non posso che consigliarlo, prima di tutto perché è certamente uno dei più grandi romanzi di sempre legati al tema della corsa… ma anche perché, quando sarete stremati dalla fatica, magari durante un allenamento particolarmente duro, potrete sempre consolarvi pensando che avrebbe potuto andare peggio. Per esempio, essere costretti a partecipare a “La lunga marcia”!

Dopo un libro del genere l’ideale è esorcizzare subito la paura e… partire per una bella sessione d’allenamento! Accendi SmanApp per monitorare le tue prestazioni, dalla velocità alla distanza, dall’altitudine alle calorie bruciate. Con SmanApp, inoltre, segnalerai la tua presenza sulla strada agli automobilisti, in modo da evitare incidenti. Perché marciare è bello, ma con SmanApp è meglio!

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