Cinque ciclisti, cinque canzoni

Il ciclismo è sport antico e operaio. Azione di fatica tra le più dure nello storia dello sport, in cui di rado si richiede allo stesso tempo sia la velocità che la resistenza. Ecco i nostri ciclisti preferiti di tutti i tempi.

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L’umile due ruote, per tanto tempo solo segno di povertà rispetto alle luccicanti automobili degli anni del boom economico, prendeva la sua rivincita sulle strade dure e complesse del Giro d’Italia e del Tour de France, entusiasmando il popolo e spingendolo ad amare i suoi eroi rocciosi, che portavano sul volto i segni della fatica e della fame.

Sport solo apparentemente solitario, è invece l’apoteosi della squadra, del gregario che lavora per il velocista. Ora che la bicicletta risorge a nuova dignità di mezzo sano ed ecologico, di gran lunga migliore dell’auto per preservare la salute e il futuro del pianeta, è bello ricordare alcuni umili carpentieri della due ruote che, per varie ragioni, sono diventati stelle fisse nell’universo degli sportivi e non solo.

La loro celebrità è stata in qualche modo “eternata” dalla musica italiana, che ha voluto tributare un omaggio a ognuno di questi grandi atleti: scopriamo chi sono.

1. Eddy Merckx

Il soprannome dice tutto: “Il cannibale”. Si mangiava tutto: la strada, gli avversari, i premi. 525 vittorie in carriera. Un numero mai più raggiunto da essere umano. Cinque Tour de France, cinque Giri d’Italia, senza parlare della Milano-Sanremo, della Parigi-Roubaix, della Liegi-Bastogne-Liegi… e l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Più volte campione del mondo, oltre alle gare di resistenza poteva contare anche sulla velocità. Vinceva su ogni tipo di terreno, in piano, in velodromo, sui monti, ovunque. Suo storico avversario fu Felice Gimondi, la cui fama fu un po’ oscurata dal “Cannibale”, nonostante un palmares di tutto rispetto. Una canzone per ricordarli: “Gimondi e il Cannibale” di Enrico Ruggeri.

2. Fausto Coppi

Fu definito “Il Campionissimo”. Oltre a cinque Giri d’Italia e centinaia di altre vittorie, fu campione del mondo e detenne il record dell’ora per 14 anni. La sua rivalità con Gino Bartali è la più celebre della storia del ciclismo e la sua storia con una donna sposata, la “dama bianca”, scandalizzò l’Italia conservatrice degli anni ’50. Anche per lui una canzone: “Coppi” di Gino Paoli.

3. Costantino Girardengo

Due volte vincitore del giro d’Italia, sei volte della Milano-Sanremo, “Costante” tuttora detiene il record dei campionati italiani su strada (nove vittorie). La sua celebrità fu dovuta soprattutto al fatto di essere stato il primo grande campione della storia del ciclismo in Italia.

A tutt’oggi il suo nome è ancora piuttosto conosciuto, soprattutto per la canzone “Il bandito e il campione” portata al successo da Francesco De Gregori, che racconta la storia del rapporto tra il ciclista e un famoso criminale dell’epoca, il bandito Sante Pollastri, suo grande ammiratore.

4. Gino Bartali

Fiorentino, “Ginettaccio” aveva un carattere difficile e scorbutico. Grande rivale di Coppi, più volte vincitore del Giro d’Italia, fu uno dei ciclisti simbolo dell’Italia tra le due guerre mondiali.

Celebre anche per l’incredibile rimonta, nell’estate del 1948, in una tappa del Tour de France in cui era l’unico italiano in gara, molti anni dopo i suoi ultimi successi. Smise di di correre nel 1954, dopo un ultimo Tour insieme al rivale di sempre, Coppi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipò alla Resistenza e si stima che abbia salvato la vita a circa 800 ebrei. Per questo, benché sia morto nel 2000, nel 2013 è stato nominato “Giusto fra le Nazioni”. Un esempio sia in pista che nella vita. A lui è dedicata “Bartali” di Paolo Conte.

5. Marco Pantani

Le vittorie di Marco Pantani, detto “Il Pirata”, non furono così tante se paragonate ad altri noti ciclisti, anche perché la sua carriera fu breve e contrastata, ma si tratta comunque di uno dei pochissimi ad aver vinto nello stesso anno sia il Giro che il Tour.

Purtroppo la sua celebrità è dovuta soprattutto alla sua triste vicenda personale: trovato positivo all’antidoping nel 1999, dopo un temporaneo ritorno sulle piste cadde in depressione. La sua morte per intossicazione da cocaina nel 2004 è tuttora controversa. Gli “Stadio” hanno dedicato a questo sfortunato artista delle due ruote la canzone “Mi alzo sui pedali”.

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