10 grandi film… a pedali!

I veri appassionati della due ruote non si limitano a usarla in ogni possibile occasione: come per ogni grande amore, ci fa piacere ritrovarne traccia ovunque. Nelle canzoni, nei libri, nei film.

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Il cinema, in particolare, ha trovato nella bicicletta un grande simbolo da utilizzare in vari, grandi capolavori, comunicando attraverso questo mezzo i significati più vari, dal senso di libertà alla nostalgia di un tempo più a misura d’uomo, dalla celebrazione dello sforzo fisico alla sfida alle convenzioni, solo per citarne alcuni.

Un mezzo di trasporto proletario, umile ma capace di portare lontano, regalando sempre grandi emozioni. Ecco i nostri 10 preferiti, in ordine sparso.

Appuntamento a Belleville (Sylvain Chomet, 2003)

Pluripremiato film francese che racconta della misteriosa sparizione di un ciclista del Tour de France. La bici diventa il centro di una narrazione volutamente “vintage”, in uno dei più anomali e delicati lungometraggi d’animazione degli ultimi vent’anni. Imperdibile.

Ladri di biciclette (Vittorio De Sica, 1948)

Una fotografia unica di un periodo particolare dell’Italia: la ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale. La bicicletta è un mezzo per lavorare, per sopravvivere, per mantenere la dignità personale in un periodo di grande povertà. Il furto della bici diventa il motore di un film indimenticabile.

Le biciclette di Pechino (Wang Xiao-shuai 2001)

Un film che prende le mosse da una premessa simile a quella del precedente: il furto della bici di un ragazzo e la sua ricerca disperata, poiché il suo lavoro dipende dalla possibilità di ritrovarla. Una storia lineare ambientata nella Cina moderna, che rivela le enormi contraddizioni di un Paese a metà tra lo scintillare delle immense metropoli e le tradizioni millenarie delle campagne.

Giorno di Festa (Jacques Tati, 1949)

In questo film del grandissimo mimo e attore francese, la bici diventa il centro di un’azione comica frenetica. La bici corre senza guidatore seminando il panico, inseguita dal suo proprietario, il postino Tati. Un classico del cinema comico, reso indimenticabile dalla mimica strepitosa del grande attore.

E.T. L’Extraterrestre (Steven Spielberg, 1982)

La bicicletta volante di E.T. è forse la più famosa scena “a due ruote” della storia del cinema. Il senso di libertà della bici e l’eterno sogno di volare si uniscono in un momento di commozione e poesia che ha marchiato l’immaginario collettivo dei ragazzi cresciuti negli anni ’80.

Fantozzi contro tutti (Neri Parenti, Paolo Villaggio, 1980)

Come dimenticare il momento esilarante della gara di ciclismo, che vede il ragionier Ugo Fantozzi costretto con tutto il suo ufficio a immolarsi alle velleità sportive del folle direttore, il visconte Cobram? Come sempre quando si parla di Paolo Villaggio, si ride tantissimo, ma con un misto grottesco di imbarazzo, malinconia e perfidia.

Una domenica all’inferno (Jorgen Leth, 1976)

In questo caso si parla di un documentario, che racconta l’edizione 1976 di una delle più celebri gare ciclistiche della storia, la Parigi-Roubaix, chiamata anche “Inferno del Nord” per le difficoltà e i pericoli di un percorso caratterizzato anche da condizioni climatiche particolarmente ingrate. Qui i protagonisti sono i veri eroi del ciclismo anni ’70, da Eddy Merckx al nostro Francesco Moser.

Don Camillo (Julien Duvivier, 1952)

La Bassa Padana è uno dei luoghi in cui, anche per conformazione geografica, la bicicletta l’ha sempre fatta da padrona. Nell’arcinota commedia in bianco e nero tratta dall’opera di Guareschi, che racconta la vita quotidiana di un piccolo paesino emiliano e le peripezie dell’arciprete Don Camillo alle prese con il sindaco comunista Peppone, c’è tutto il sapore di un’Italia ormai dimenticata, fatta di passioni politiche brucianti, duro lavoro… e biciclette ovunque, sui bordi del Grande Fiume.

Molière in bicicletta (Philippe Le Guay, 2013)

Caratterizzata da una strepitosa prova di Fabrice Luchini, che interpreta un famoso attore teatrale ritiratosi a vita privata, è una commedia malinconica sulla solitudine, l’amore e il rapporto con il palcoscenico. Qui la bicicletta rappresenta il desiderio di ritirarsi dalla celebrità per ritrovare una dimensione più personale e umana… ma le cose andranno diversamente. Un film dai grandi dialoghi, mai urlato ma capace di regalare grandi emozioni.

La bicicletta verde (Haifaa-Al-Mansour, 2012)

In Arabia Saudita alle donne non è consentito andare in bicicletta, ma la piccola Wadjda ci vuole andare a tutti i costi, proprio come il suo amico Abdullah. Una storia in cui la bici rappresenta un sogno di uguaglianza e libertà, e lo fa con delicatezza attraverso lo sguardo di una bambina. Bell’esordio per il primo film in assoluto di una regista donna saudita.

All’epoca Don Camillo non aveva a disposizione SmanApp, ma tu sì! Ricordati sempre di attivarla per segnalare la tua presenza agli altri utenti della strada. Perché la sicurezza, in bicicletta, deve essere sempre a portata di click!

Scarica SmanApp

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