10 buone ragioni per NON lavorare all’estero

La settimana scorsa abbiamo elencato 10 buone ragioni per andare a lavorare all’estero. Ma questo fantomatico e tanto desiderato “estero” non è sempre rose e fiori…

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Le difficoltà di una ricollocazione in luoghi con abitudini, cultura e lingua diversi dai tuoi non sono banali (per approfondire, qui l’articolo in inglese a cui ci siamo ispirati). Ma soprattutto, suvvia, diciamolo, per quanto sia spesso bistrattata, la nostra Italia offre anche un sacco di buone ragioni per non andarsene, non vi pare? Cioè, a parte le tasse, la burocrazia, la politica, il traffico, l’inquinamento…

1. Ricollocarsi costa

Trasferirsi non è una passeggiata, specie dal punto di vista economico. Dipende molto da dove scegli di andare a cercare fortuna, certo, ma i luoghi con le migliori opportunità e i migliori stipendi non sono certo a buon mercato. Dall’affitto alle spese (più o meno frequenti) che dovrai affrontare ogni volta che tornerai in Italia, per esempio per passare le vacanze estive o le feste di Natale, dovrai mettere in conto un bel po’ di costi in più rispetto alla tua vita in patria.

2. Una nuova lingua

Conosci già l’idioma del Paese dove vuoi trasferirti? Se la risposta è no, pensaci seriamente. Non basta saper salutare e ordinare una pizza: la lingua è la porta d’accesso a una vita decente, a lavori migliori, alla possibilità di vincere la solitudine dell’espatriato. Certo, puoi anche cercare tutti gli italiani che vivono e lavorano lì, ma se il tuo scopo era parlare solo italiano e frequentare solo italiani, che sei partito a fare?

3. La solitudine dell’expat

Un emigrato conosce bene questa sensazione. Quando ti troverai in una fredda giornata d’autunno, ti mancherà la vicinanza concreta, fisica, dei tuoi amici. Inutile raccontarsi favole, mail, chat e videochiamate non sono la stessa cosa. Se conosci la lingua e hai un carattere socievole sarai un po’ avvantaggiato nel conoscere persone nuove e alleviare la malinconia, ma in caso contrario… sarà dura.

4. Integrazione dei familiari

Hai portato con te la tua famiglia? Anche loro dovranno integrarsi. Un nuovo lavoro per la tua compagna o compagno, una nuova scuola per i tuoi figli. Se è vero che almeno non siete da soli, è anche vero che più la famiglia è numerosa più le problematiche (e le spese) aumenteranno. Inoltre, se siete una coppia o una famiglia, all’inizio sarà più difficile conoscere persone nuove: psicologicamente è più difficile per chiunque attaccare discorso con una coppia piuttosto che con un single.

5. C’è di peggio

Anche se noi italiani ci lamentiamo sempre delle condizioni di vita locali, in molti paesi le cose vanno anche peggio. Dipende dove decidi di andare. Le metropoli sono affascinanti quando ci vai in vacanza, ma ben pochi stipendi permettono di vivere, per dire, a due passi da Notre Dame o ai piedi del Big Ben, quindi spesso lavorare in una grande città significa ritrovarsi ad abitare in qualche periferia sperduta e dover percorrere lunghi tratti coi mezzi pubblici tutti i giorni..

Anche le grandi economie emergenti offrono grandi opportunità, ma il fascino esotico di destinazioni come India, Cina o Brasile nasconde grandi contraddizioni, inquinamento, condizioni igieniche spesso inaccettabili per un italiano e alti tassi di criminalità e corruzione. Insomma, ogni Paese ha i suoi problemi.

6. Il cibo, naturalmente!

Anche i peggiori critici del Belpaese devono ammetterlo: come si mangia qui non si mangia da nessuna parte, o quasi. Sono davvero pochi i paesi con abitudini alimentari così sane, gustose e variate. Se vengono da tutto il mondo a mangiare qui, un motivo ci sarà pure. Non ci sono ristoranti italiani all’estero che tengano, la differenza si fa sentire eccome. Accettiamo scommesse: tempo un mese e comincerete a tempestare di messaggi i vostri amici e parenti più prossimi per farvi spedire bottiglioni d’olio extravergine d’oliva e barattoli di pommarola fatta in casa.

7. Scoprire i trucchi locali

Quando vivi in un paese lo dai per scontato, ma i residenti conoscono un sacco di piccoli accorgimenti che migliorano la vita. Dove andare per risparmiare sulla spesa, come muoversi all’interno del sistema sanitario e della burocrazia, come rivolgersi alle autorità. A proposito di autorità: non aspettarti di essere trattato come un turista. Ora che sei un lavoratore emigrato non è detto che le forze dell’ordine siano così cordiali come lo erano quando gli chiedevi informazioni con mappa in mano e macchina fotografica a tracolla.

8. Il doppio sradicamento

In molti non ci pensano, ma se lo scopo del tuo periodo di lavoro all’estero prevede comunque di tornare in Italia, magari dopo qualche anno, devi tenere conto di un fatto difficile da gestire, specie se hai figli in età scolare: tu e la tua famiglia verrete sradicati due volte, non una. La prima dall’Italia, la seconda, tra qualche anno, dal nuovo Paese. Questo per i bambini vorrà dire, per esempio, cambiare scuola e perdere le amicizie ben due volte in pochi anni. Non è un dramma, ma bisogna tenerne conto.

9. Sarai sempre uno straniero

Anche se ti vesti come loro, parli (più o meno) come loro, anche se hai sempre desiderato essere, per dire, americano o irlandese o russo… non c’è niente da fare, non lo sei. Sei italiano, che ti piaccia o no.

Per i cittadini del Paese che ti ha accolto ti comporterai sempre in modo un po’ strano e avrai un accento buffo. Gesticolerai sempre un po’ troppo per un tedesco e parlerai sempre a voce troppo alta per un finlandese (o troppo bassa per un cinese, se è per questo).

Per carità, incontrerai senza dubbio tantissimi locali che ti accoglieranno a braccia aperte, ma il punto resta: non illuderti, per tutti sarai sempre quello che “viene da fuori”.

10. Viva l’Italia!

Non sopporti i tic del tipico italiano medio? La retorica dell’Inno, la nazionale di calcio, i luoghi comuni su pizza, pasta e così via? Odi gesticolare e rispetti le code come un cittadino britannico? Se andrai a vivere all’estero, passato il primo periodo scoprirai alcune cose interessanti di te stesso. Per esempio che reagirai male se qualcuno comincia a criticare l’Italia e gli italiani. Tu lo puoi fare, loro no, che diamine!

C’è di peggio: potresti diventare sentimentale e quasi patetico evocando le bellezze del Bel Paese con gli stranieri. Potresti enfatizzare gli aspetti “italiani” del tuo carattere per reazione. Potresti cominciare a commuoverti al solo aroma di una pizza, alla vista di un documentario su Firenze o al passaggio in radio di un pezzo di di Eros Ramazzotti o di Toto Cutugno… no, via, forse questo è troppo, ma comunque, beh… ci siamo capiti.

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