Molestie sessuali sul lavoro: come difendersi

Sono oltre un milione in Italia le lavoratrici che hanno subito abusi da parte di superiori e colleghi, nell’arco della vita. Non solo in fase di assunzione, ma anche per mantenere il posto o per una promozione. Di denunce però, davvero poche. Un decalogo da seguire nel caso ci si trovi in una situazione simile.

di Valeria Zeppilli, da StudioCataldi.it di maggio 2016 

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Oggi abbiamo deciso di riportare e condividere parte di un utile articolo sulle molestie sessuali sul lavoro trovato in rete: un fenomeno purtroppo assai frequente che è necessario cercare di sradicare del tutto, in quanto indegno di una società civile.

Qui riportiamo solo la parte riguardante i comportamenti da tenere in caso di molestia, il link per l’articolo completo si trova qui.

1. COSA DICE LA LEGGE. La normativa vigente (Decreto legislativo 198/2006 «Codice delle pari opportunità») definisce molestie «quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo»; molestie sessuali: «ogni comportamento di carattere sessuale o fondato sull’appartenenza di genere, che risulta indesiderato a una delle parti, e ne offende la sua dignità».

2. LA PRIMA COSA DA FARE è manifestare in modo chiaro che l’attenzione non è gradita. Se hai paura di parlare direttamente con il molestatore, o se le tue lamentele non hanno avuto effetto, puoi scrivere un’email elencando ciò che ti disturba e chiedendo che interrompa i comportamenti sgradevoli. Devi conservare una copia di quanto hai scritto: se hai usato l’email di lavoro, stampa l’email e invia una copia al tuo indirizzo privato.

3. SE NON SMETTE, parla e chiedi aiuto: non è utile affrontare in solitudine le molestie. Non devi nascondere né minimizzare i fatti. Soprattutto non devi pensare di essere responsabile di quanto accade: non è colpa tua se il molestatore ti tormenta, ti ricatta o ti fa violenza fisica.

4. RIVOLGITI al consigliere di fiducia del tuo posto di lavoro (alcune grandi aziende e pubbliche amministrazioni hanno questa figura all’interno del loro organico): ascolterà le parti e cercherà una soluzione (informale o formale, rifacendosi al codice etico o al codice di condotta interno). Se lavori nella pubblica amministrazione, potrai chiedere aiuto internamente al Comitato unico di garanzia.

5. OPPURE RIVOLGITI alla consigliera di parità territoriale che agirà gratuitamente e insieme a un tuo avvocato di fiducia. O a un’organizzazione sindacale o direttamente al tuo avvocato.

6. RACCOGLI LE PROVE: email, lettere, registrazioni di telefonate, testimonianze. Anche se non fossero ammesse a un processo, sono molto utili nella trattazione informale del tuo caso e nella ricerca di una soluzione conciliativa (con riconoscimento economico del danno): spesso le aziende preferiscono chiudere privatamente la questione e le prove possono essere molto utili.

7. ANNOTA SEMPRE CIÒ CHE ACCADEtieni un diario con i nomi di chi molesta, la data, l’ora e il luogo; il tipo di molestia e la tua reazione; la presenza di testimoni.

8. PARLA CON I COLLEGHI di cui ti fidi. Potresti scoprire di non essere l’unica ad aver subito molestie e potreste concordare un’azione comune. Inoltre, colleghi e colleghe possono aiutare a prevenire le molestie, per esempio evitando che tu resti sola con il molestatore.

9. CONTATTA GLI EX COLLEGHI: talvolta colleghe e colleghi, pur solidali, non se la sentono di testimoniare contro il molestatore. Può essere utile sentire ex colleghi: probabilmente alcuni di loro hanno subito lo stesso trattamento in passato e potrebbero testimoniare senza temere ritorsioni.

10. ANCHE SE SEI PRECARIA, il datore di lavoro è responsabile della tua incolumità fisica e psichica e deve adottare tutte le misure necessarie a garantirla (vedi l’articolo 2087 del codice civile).

Per quanto riguarda la definizione di cosa si intenda per molestia, le conseguenze possibili per chi se ne rende colpevole e altri approfondimenti, rimandiamo ancora una volta alla fonte: ecco il link.

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