La guerra dell’acqua: evitare gli sprechi ci salverà

Si chiama anche “oro blu”, ma, a differenza del petrolio, ne viene sprecata una quantità abnorme. Per scongiurare un futuro senz’acqua, le nostre abitudini quotidiane dovranno cambiare… e non poco. 

acqua smanapp

Manca poco. Il 2050 è la data che l’Istituto Internazionale per l’Acqua di Stoccolma ha indicato come il momento in cui non ci sarà cibo sufficiente per i nove miliardi di persone che popoleranno la terra in quel momento.

A mancare non sarà il cibo, bensì l’acqua. La richiesta di cibo per un numero così grande di esseri umani porterà a un aumento insostenibile dell’utilizzo di acqua nella produzione alimentare.

I dati del consumo di acqua nel mondo

Attualmente, infatti, il 70% dell’acqua viene usata dall’agricoltura e dall’allevamento, il 20% dall’industria e solo il 10 per cento per uso domestico. Questo significa che la buona regola di non lasciare il rubinetto aperto quando ci laviamo i denti, per quanto utile, incide ben poco sul problema.

Molto più pesante, per esempio, il consumo d’acqua necessario per la produzione di carne, circa 10 volte in più rispetto a quanta ne occorre per la produzione di cereali.

Un consumo squilibrato tra Nord e Sud del mondo

Le differenze tra le varie parti del mondo sono drammatiche: gli abitanti dei paesi occidentali consumano fino a 50 volte più acqua di chi vive nei paesi in via di sviluppo, e di qui a pochi anni tali consumi aumenteranno del 50% nei paesi più disagiati e di un altro 18% in Occidente.

Abbastanza per far sì che metà della popolazione mondiale di qui a una decina d’anni si trovi con un problema molto serio di carenza idrica.

Il problema dell’acqua invisibile

Come migliorare questa situazione? C’è un solo modo: diminuire drasticamente gli sprechi. Gettiamo via milioni di tonnellate di cibo, e con esso anche tutta l’acqua che è servita a produrlo. Un’acqua “invisibile”, il cui risparmio sarà basilare in futuro.

Un esempio: per un chilo di manzo ci vogliono circa 15000 litri d’acqua. Questo tipo di dato si chiama “water footprint” (impronta idrica), cioè il volume di acqua dolce necessario per produrre un alimento.

Cosa possiamo fare?

Senza entrare nel merito delle scelte alimentari carnivore o vegane (ognuna ha i suoi pro e i suoi contro), basterebbe esserne coscienti, e non gettare mai via la carne avanzata. L’uso degli avanzi, insegnatoci (si spera) dai nostri nonni, prevede una cucina ricca e gustosa e un grande risparmio economico.

Per lo stesso motivo, ridurre il consumo mensile di carne è sempre più, oltre che una buona norma di salute, un’azione forte a favore del benessere collettivo. Mangiare meno carne, di miglior qualità e con filiera corta può essere un passo avanti.

Il peso dell’acqua grigia

Un’altra pratica da migliorare per diminuire lo spreco, specie da parte delle industrie e dell’agricoltura, è utilizzare tecniche che prevedano un minore utilizzo di acqua per l’allevamento, la produzione, l’industria. In particolare l’utilizzo industriale è cruciale, visto che l’acqua utilizzata diventa “acqua grigia”, inquinata e quindi non fruibile per il consumo umano.

Un nuovo colonialismo

Un altro comportamento da cambiare è il cosiddetto “colonialismo idrico”. Questo termine riguarda l’acqua “invisibile” che viene portata dai paesi in via di sviluppo verso le regioni più ricche attraverso i prodotti che ne hanno richiesto l’uso. Un’acqua che, paradossalmente, viene tolta proprio ai paesi (per esempio l’Africa) che hanno più problemi di carenza idrica.

Il costo di tale acqua, infatti, normalmente non viene conteggiato nello stabilire i prezzi di mercato di questo scambio economico tra paesi ricchi e paesi poveri. Una forma di sfruttamento occulto che crea grandi danni alle economie e al benessere di aree della terra a perenne rischio siccità.

Cercare di cambiare questi comportamenti prevede uno sforzo che va dal singolo consumatore fino ai grandi gruppi industriali e ai governi.

Lo scopo finale è evitare che si avveri una cupa profezia pronunciata nel 1995 dal vicepresidente della Banca Mondiale: “Se le guerre di queste secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del secolo prossimo saranno combattute per l’acqua”.

Considerato che senza petrolio in qualche modo si sopravvive ma senz’acqua si muore, una guerra del genere sarebbe ancora più catastrofica di quelle che hanno afflitto il pianeta finora. Scongiurarla è un dovere di tutti.

Per approfondire, il link a una delle nostre fonti di riferimento: Unabuonaoccasione.it

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