Stress e lavoro: non rimandare a domani!

Rimandare non è mai una soluzione: porta stress, danni alla salute e ansia, ti costringe a ridurti all’ultimo momento e di solito porta come risultato a un lavoro fatto male. Come evitarlo?

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Ci sono giornate in cui niente, ma proprio niente, ti dà gli stimoli giusti per completare un lavoro.

Magari fuori c’è il sole, e continui a pensare a quello che potresti fare di meglio, anziché languire davanti a un computer. Oppure ti è stato assegnato un compito noioso e ripetitivo, e non hai nessuna voglia di cominciarlo. O, infine, hai finalmente ricevuto un lavoro che desideravi da tempo, e ora l’ansia da prestazione ti schiaccia. In ognuno di questi casi, tenderai a rimandare all’infinito l’inizio del lavoro sgradito (o troppo gradito), rimandandolo.

Ti terrai attivo, certo. Controllerai le mail, sbrigherai altre faccende, continuando a ignorare il problema principale, che diventerà sempre più ingombrante: un autentico elefante nel salotto, che tutti gli ospiti fingono di non vedere. Ecco qualche consiglio per non trovarsi in questa situazione spiacevole.

1. Pensa alla salute

Chi rimanda sempre ha maggiori livelli di stress, che compromettono il tuo stato di salute, aumentando i rischi di alta pressione, disfunzioni cardiache, attacchi di panico.

In più, chi rimanda sempre tende a procrastinare anche le attività salutari, dallo sport all’inizio di una nuova dieta. Un buonissimo motivo per non farlo.

2. Non accampare scuse

Il procrastinatore tende a darsi ottime motivazioni per non iniziare il lavoro.

Una delle più frequenti? “Lavoro meglio quando sono sotto pressione”.

Quante volte abbiamo sentito (o detto) questa frase! Ma ripeterla più volte non la rende vera.

Nessuno “funziona meglio” se arriva all’ultimo momento. Prima di tutto perché qualcosa può andare storto. Potresti aver calcolato male il tempo necessario, oppure un imprevisto può mandare all’aria i tuoi programmi.

Non solo: è stato calcolato che i risultati di chi non tende a rimandare sono decisamente superiori, quindi questa scusa è proprio quello che sembra: un comodo alibi per “buttare la palla avanti”.

3. Dividi il tempo in piccole sezioni

Quando si affronta un nuovo lavoro di grandi dimensioni, la tendenza a rimandare viene spesso da una considerazione semplice quanto pericolosa: “non so da dove cominciare”.

Questo pensiero porta fatalmente alla paralisi. Un po’ come un coniglio davanti ai fari di un’auto, tendi a rimanere bloccato. Ma, come per il coniglio, stare fermo è la cosa peggiore che tu possa fare.

Muoviti. All’inizio magari un po’ a caso, ma muoviti.

Aggredisci il problema da un lato, comincia a eroderlo. All’inizio andrai piano, con fatica… ma sempre meglio andare piano che non muoverti.

Un ottimo modo per non farti prendere dal panico di fronte a un lavoro molto impegnativo è affrontarlo momento per momento. Guarda l’elefante a pezzetti: prima affronta la coda, poi le orecchie, poi la proboscide, senza pensare troppo a tutta la bestia.

4. Sfuggi le distrazioni

Sbrigare piccole pratiche irrilevanti per non affrontare il lavoro principale è un alibi classico. Ti senti utile, stai comunque lavorando, e non pensi al problema. Ricordati che, mentre non ci pensi, diventa sempre più invadente.

5. Trasforma il lavoro in gioco

Ci sono compiti noiosi, lunghi, fastidiosi e monotoni che non possono in alcun modo stimolarti “in sé”. Un ottimo motivo per rimandarli, giusto? Sbagliato: resteranno in un angolo della tua mente, creando ansia e malessere. Meglio toglierli di mezzo subito, ma come?

Un ottimo modo è trovare vie alternative. Per esempio, rendere la tua attività un gioco.

Faccio un esempio pratico: anni fa mi trovai a dover inserire i dati di qualche migliaio di nominativi provenienti da tutta Italia, divise per regioni. Per vincere la noia, mi inventai una gara tra le province, immaginando (come da bambini) una specie di telecronaca mentale. “Lucca è a 10 ma Arezzo la tallona con 8, un altro voto per Arezzo, siamo a 9, riuscirà a sorpassare Lucca?”.

Ok, è un’idea apparentemente cretina, si può fare di meglio… ma funzionò benissimo per farmi trascorrere decentemente quelle tre ore di noia mortale.

6. Se pensi che ti riesce, ti riuscirà

Il grande blocco, di fronte a un lavoro molto ambito, è la paura di fallire. La mente suggerisce, subdola, che finché non cominci non sbaglierai. In fondo, se non provi nemmeno non verrai sconfitto. Gravissimo errore: l’inerzia è già un fallimento. Meglio sbagliare che non provarci neppure, specie se a quel lavoro ci tieni.

L’unico modo per affrontare questo tipo di ansia da prestazione è concentrarsi sulle conseguenze piacevoli di un successo, immaginarti di riuscire. Questo tipo di pensiero prepara la mente e la dirige verso il miglior risultato. Se pensi “non mi riesce”, stai sicuro, non ti riuscirà.

Non sono un grande fan del pensiero positivo a tutti i costi, ma in questo caso… beh, funziona.

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