Cosa dire ai parenti quando ti chiedono: “Che lavoro fai?”

In questi anni in tanti lavoriamo in ambiti legati alle nuove tecnologie. Tutto molto bello… fino a quando non devi spiegare alla zia di ottant’anni con cosa ti guadagni da vivere. Ecco la nostra (ben poco seria) soluzione.

lavoro parenti smanapp

Cena di Natale. O di Pasqua. O di compleanno, fate voi.

Insomma, una di quelle con i parenti. Quelli che non vedete mai, dalla prozia novantenne al biscugino che proprio non sopportate.

Felicemente piazzati davanti a un piatto di cannelloni ripieni, cercate di mantenervi sul generico.

Vietato parlare di politica, qualunque partito è rappresentato a tavola, da destra a sinistra: si rischia la rissa. Citando una classica frase tratta da “Trainspotting”, le signore parlano di shopping e i signori di calcio.

Ma c’è sempre quel fantastico momento in cui il bis-bis o pro-pro di turno (copyright: Pippo) approfitta di una pausa di silenzio in cui stiamo tutti sgranocchiando beati un cosciotto di pollo per rivolgersi a te, proprio a te, con tono tra il compassionevole e il subdolo: “Allora, carissimo, ora che lavoro fai?”.

Questo è il terribile istante in cui ti rendi conto che la maggior parte della gente a tavola non ha la più pallida idea di cosa fai. Tranquillo, è un problema comune per tutti coloro che lavorano con le nuove tecnologie.

Il momento della diplomazia

Ci pensi un attimo. Iniziare con “lavoro nel settore marketing di una startup che realizza app per smartphone” metterebbe immediatamente a terra tutto il settore geriatrico.

“Startche?”, partirebbe uno, seguito da “Oh, se non ce lo vuoi dire non importa, era solo una domanda”. Qualcuno, più insidioso, insinuerebbe “Ok, capito, una delle tue idee che non portano mai da nessuna parte”.

Se poi aggiungi “freelance”, qualcuno dei due/tre che conoscono la parola ma non le sue complicazioni esistenziali potrebbe arrivare a sparare un: “Ok, ma un lavoro vero lo stai cercando?”.

A questo punto hai due possibilità. Glissare, sorridere con la faccia della mucca che guarda il treno e tornare al tuo cosciotto o rilanciare elegantemente con una risata e un “e invece tu? Il lavoro?”, passando la palla.

Quello che non puoi fare è avventurarti in spiegazioni complesse, incomprensibili e faticose dei tuoi compiti. Primo, perché in pochi li capirebbero, secondo… beh, perché in fondo a nessuno gliene importa niente davvero. Era una domanda buttata là, tanto per riempire un momento di silenzio.

Come salvare la serata

Meglio porsi in posizione d’ascolto: magari gli aneddoti dello zio idraulico o le peripezie al supermercato del nonno pensionato sono più adatte e più divertenti al momento conviviale.

Se poi davvero qualcuno riterrà di volerne sapere di più, beh, avrai agio di parlarne faccia a faccia al momento del caffè, o della passeggiata digestiva, quando nella conversazione vis-a-vis sarà più semplice anche raccontare davvero cosa fai.

C’è però una possibilità più appagante: anziché tentare di parlare dei tuoi compiti di ogni giorno, puoi arrivare direttamente al punto. Alla conclusione.

Sei copywriter? “Scrivo per un’azienda”. Sei grafico o designer? “Disegno per un sito internet” (sì, lo so che avete i brividi…). Sei Web Content Manager, Marketing Manager o simili? “Mi occupo di pubblicità”.

Tutti tireranno un sospiro di sollievo e la conversazione potrà continuare senza intoppi.

In fondo, prima di rivederli passerà un altro anno.

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