10 errori da non fare a un colloquio di lavoro

Poche cose, dopo l’esame di maturità, hanno il potere di metterci in ansia come questo momento. Vediamo come affrontarlo e, soprattutto, cosa non fare mai!

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Il primo impatto con una persona che potrebbe decidere il tuo futuro è fondamentale: in un colloquio di lavoro non ci sono seconde possibilità. Se va male, sei fuori.

Per questo motivo l’ansia sale e rischia di farci fare errori grossolani, tali da rendere reale il nostro peggior timore: gettare via quello che, magari, è il biglietto d’ingresso del nostro lavoro ideale.

Per questo, improvvisare è vietatissimo. Ci sono regole molto chiare e definite, da ricordare a memoria, che ci eviteranno almeno le peggiori figuracce… mettendoci nella posizione di giocarci al meglio le nostre carte. Vediamo, quindi, le 10 cose da non fare mai durante un colloquio di lavoro.

1. Arrivare in ritardo

Preparatevi in anticipo. Studiate l’itinerario casa-lavoro, il tempo necessario per arrivare. Aggiungete un tempo congruo per aggirare ogni imprevisto, dal traffico a qualche difficoltà nel trovare l’indirizzo.

Fate in modo da arrivare con un po’ di anticipo (non troppi), ma soprattutto, non arrivate in ritardo a nessun costo. Nemmeno di un minuto.

2. Dimenticare i nomi

Non fatevi trovare impreparati. Nome e cognome del vostro referente non sono informazioni che potete permettervi di dimenticare… né tantomeno il nome dell’azienda o il ruolo per cui siete stati chiamati.

Fingere un’amnesia temporanea non vi salverà. Scordare dati del genere farà pensare al vostro referente che il lavoro non vi interessa affatto. Scrivete tutte le informazioni sensibili su un taccuino e rileggetele appena prima di suonare il campanello.

3. Dire parolacce

Non dovrebbe essere necessario citare questo punto… ma meglio che vi sia ben chiaro in mente. Una “brutta parola” mormorata fra i denti, magari sovrappensiero, potrebbe danneggiarvi tantissimo. Non le dite nemmeno se la persona che vi sta facendo il colloquio si esprime come un portuale: potrebbe essere una trappola.

4. Arrivare a mani vuote… o troppo piene

Non nel senso che dovete portare un mazzo di fiori, ma nel senso di arrivare al colloquio muniti di qualche copia del curriculum, di una penna e di un blocco per prendere appunti. Scriveteci sopra i dati di riferimento dell’azienda e le domande che volete (e dovete) fare.

A proposito di mani vuote…. tornando ai fiori, o simili, meglio essere chiari su questo punto: non tentate di corrompere il “cacciatore di teste” con una scatola di cioccolatini o una bottiglia di whisky, otterrete solo il più veloce calcio nel sedere della storia dei colloqui.

No, nemmeno quella fantastica torta fatta in casa con le vostre manine sante. Come? Non vi sarebbe mai venuto in mente? Meno male… ma c’è chi lo ha fatto, ve lo assicuriamo.

5. Vestirsi nel modo sbagliato

Arrivare in canotta e jeans in un contesto formale è ovviamente un ottimo modo per non essere assunti, ma non è tutto qui. Anche presentarsi in versione completo-cravatta-gemelli-24 ore può essere deleterio, se l’azienda che vi ha contattato è una giovane e informale startup o l’officina di un gommista.

Finirete per fare la figura del pinguino e trovarvi ugualmente a disagio. Nel dubbio, non c’è niente di male a chiedere come dovete vestirvi quando vi contattano per fissare l’appuntamento. I tempi sono cambiati, prima l’abito elegante era scontato, ma ora la domanda è lecita.

6. Non fare domande… o fare quelle sbagliate

Verso fine colloquio, quando ormai ci stiamo rilassando, arriva sempre la fatidica richiesta: “ci sono domande?”. Sembra innocua, ma non lo è.

L’unica cosa che non dovete fare è tacere. Chiedete, chiedete, chiedete. Non troppo, due o tre richieste al massimo, tutte attinenti alle attività che dovrete svolgere e a come svolgere al meglio il compito che vi potrebbe essere affidato.

Proibito tassativamente, in Italia, parlare di soldi o di ferie. In altri paesi non è così, ma da noi sembra che informarsi sul vile denaro sia profondamente disdicevole. Pur dissentendo da questo singolare pudore, riteniamo che sia meglio adeguarsi.

7. Interrompere l’intervistatore

Ok, fremete dalla voglia di mostrare la vostra preparazione, o avete uno splendido aneddoto da buttare sul tavolo. Questo non vi dà il diritto di fermare l’intervistatore a metà frase come se foste al bar o in un talk show politico.

Anzi, in un mondo ideale non si dovrebbe fare nemmeno in quei contesti, anche se purtroppo ormai sembra diventata la normalità. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia, che ci porterebbe off-topic.

8. Raccontare aneddoti irrilevanti

A proposito di off-topic, per l’appunto. Sono tempi di storytelling, e la persona che potrebbe assumervi vuole sapere chi siete, possibilmente senza annoiarsi troppo.

Una storia interessante, un episodio della vostra vita, sono ottimi modi per presentarvi al mondo, ma dovete usare un pizzico di buonsenso: l’episodio scelto deve avere qualche attinenza con il mondo del lavoro che state cercando.

Insomma, non accennate a hobby e passioni personali come sport, musica o cucito se non vi viene fatta una domanda esplicita sui vostri interessi al di fuori della vita professionale.

9. Programmare un appuntamento subito dopo

Un colloquio di lavoro può durare dieci minuti, ma anche più di un’ora. Anzi, più dura meglio è: significa che vi stanno prendendo davvero in considerazione.

Nessun recruiter perde ore del suo tempo con qualcuno che non ha nessuna intenzione di assumere. Il corollario di questo assunto di base è che non dovete fissare altri impegni in tempi troppo ravvicinati.

Può essere molto spiacevole interrompere un colloquio che sta andando benissimo perché dovete andare a prendere vostro figlio a scuola o vostra suocera al circolo.

Ricordatevelo: se loro vi concedono del tempo, dovete ricambiarli col vostro.

10. Lamentarvi

Niente è più fastidioso di un candidato che si piange addosso. Parlare male dei datori di lavoro precedenti, o implorare il posto a causa delle mille disgrazie che vi affliggono, dalla famiglia numerosa al mutuo della casa, ammorberanno il clima del colloquio senza farvi guadagnare alcun punto agli occhi del recruiter… anzi.

11. Andarvene senza ringraziare

Non è piaggeria, ma semplice buona educazione. La persona che avete davanti vi ha offerto un po’ del suo tempo, ringraziarla non è facoltativo.

Inoltre, lascia al recruiter una buona sensazione al momento del commiato. La prima e l’ultima impressione, spesso, sono quelle che ricordiamo meglio.

Al netto di questi punti, ripresi in modo molto libero da questo articolo di Forbes, restano altri aspetti che possono farvi agguantare l’agognato posto.

Pur essendo secondo noi del tutto scontati, ecco un breve elenco di “buone pratiche”, ovviamente incompleto: pulizia, educazione, cortesia, una stretta di mano non troppo floscia ma nemmeno spezzaossa, mai parlare di sesso, politica e religione, un bel sorriso, niente braccia incrociate, niente mani sul tavolo del recruiter. In una parola sola, buonsenso.

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2 pensieri riguardo “10 errori da non fare a un colloquio di lavoro

  1. Per quanto riguarda il punto 6, per esperienza, il problema del non chiedere nulla sull’ammontare dello stipendio è che alla fine ti ritrovi a firmare contratti con stipendi da fame da 400 euro. E succede che al telefono dici di no oppure lì davanti a loro non li firmi e ti trovi a fare una figuraccia perchè all’inizio avevi detto di si senza sapere quanto ti pagavano. Almeno penso sia giusto chiedere che tipologia di contratto CCNL e di quante ore, poi più o meno uno si fa i calcoli.

    Piace a 1 persona

    1. Verissimo, però (anch’io parlo per esperienza) il consiglio, in Italia, è sempre di non parlarne al primo colloquio… cosa che invece in alcuni colloqui di lavoro all’estero non mi è mai successa, perché lo stipendio era una delle prime cose di cui parlavano loro, togliendoti l’imbarazzo…

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