Cosa non fare in Italia (parte 2)

La seconda parte del nostro piccolo prontuario semiserio di consigli per viaggiatori stranieri.

pasta smanapp

In un articolo di qualche giorno fa abbiamo elencato alcune cose che è meglio non fare in Italia, trovate spulciando qua e là su siti esteri: un modo per scoprire noi stessi visti dal punto di vista degli “altri”.

Oggi concludiamo il nostro piccolo viaggio con qualche altra raccomandazione per i viaggiatori alla scoperta del Bel Paese.

Ricordiamo che questi punti non ce li siamo inventati: sono quelli che più hanno colpito chi viene da fuori… insomma, non ve la prendete con noi: ambasciator non porta pena!

Se vi va, però, fateci sapere se siete d’accordo, o se ve ne vengono in mente altri da suggerire.

1. Dare la mancia

Probabilmente molti italiani hanno sentito dire che gli americani non vedono l’ora di dare mance gigantesche a chiunque gli passi accanto.

Non è infrequente, anche se siete a pranzo in una qualsiasi osteria di terz’ordine, vedersi di fronte un cameriere che, sorriso gigantesco e manina protesa, si aspetta evidentemente “qualcosa” da voi.

Vi riveliamo una sconcertante verità: in Italia la mancia non si dà praticamente mai.

Quello che avete di fronte non è un cordiale indigeno che vi sta suggerendo di onorare la cultura locale, ma un furbacchione che spera nel “pollo” di turno, avendo sentito dire che gli americani sono di manica larga quando si parla di mance.

Fate un bel sorriso in risposta al suo e tirate dritto senza rimorsi.

2. Fare la coda per l’autobus

Rivolto soprattutto ai turisti britannici: in treno, o davanti all’autobus, vige la legge della giungla. Le code ordinate per salire su un mezzo pubblico sono cose che potete apprezzare in Inghilterra, o in Cina, o in Giappone, ma non in Italia.

Aspettare il vostro turno, quale che sia, vi porterà solo a perdere l’autobus… semplicemente perché il vostro turno non c’è.

Preparatevi, all’occorrenza, a spintonare, sacramentare, insinuarvi… e non ve la prendete se vi trovate un gomito in bocca nella calca.

Prendetelo come folklore locale.

3. Tagliare gli spaghetti con coltello e forchetta

Per pietà, no.

Poche cose urtano così tanto il sistema nervoso degli italiani.

Gli spaghetti si arrotolano sulla forchetta e si mettono in bocca, punto.

Il coltello deve restare posato sul tavolo durante la procedura, e non sono ammesse eccezioni per gli stranieri: meglio rovesciarvi direttamente sulla cravatta mezz’etto di pasta al sugo, ma almeno poter dire di averci provato.

4. Cercare di vedere tutto

Anche se, vista dagli States, l’Italia sembra minuscola, scordatevi di percorrerla da nord a sud in pochi giorni. Un tour da Milano a Palermo in una settimana è semplicemente massacrante, specie considerando i tempi, le coincidenze e, tristemente, lo stato delle strade e dei mezzi di trasporto in alcune aree.

Meglio concentrarsi su un paio di regioni in particolare, esplorandole con più cura.

Un viaggio non è una guerra di conquista dove mettere la bandierina sulle cose viste, e l’Italia è densa in ogni sua parte di bellezze uniche al mondo.

5. Aspettarsi il sole tutto il giorno

Ok, l’Italia sarà anche “il paese del sole”, ma senza esagerare. Non siete in Kenya.

Molte regioni del nord, per dire, non sono particolarmente note per il bel tempo… anzi, al contrario, hanno un clima continentale. Autunno e inverno possono essere decisamente piovosi e freddi.

Il mito del caldo italiano vale fino a un certo punto: bermuda e infradito vanno anche bene, ma mettete in valigia anche ombrello e impermeabile, a meno che la vostra vacanza non sia tutta concentrata tra Puglia, Sicilia e Calabria. E, anche in questo caso, non è detto.

6. Pensare di parlare inglese ovunque

Purtroppo in Italia l’inglese non è parlato così diffusamente, quindi non fatevi illusioni.

Non avrete problemi nelle città più turistiche, ma nel resto del paese, aspettatevi qualche difficoltà. Meglio procurarvi un dizionarietto con tutte le parole essenziali, in modo da potervela cavare anche nei paesini più sperduti, magari romantici e così tipici, ma popolati da locali che non spiccicano una parola che non sia in qualche incomprensibile (per voi) dialetto regionale.

In alternativa c’è sempre Google Translate, ma usandolo con cautela: le traduzioni inglese-italiano che vi propone possono portare a involontari effetti comici.

Questo, comunque, vale un po’ per tutte le destinazioni: una volta, in Cina, ho chiesto al cameriere un bicchiere di vino bianco tramite il noto programma di traduzioni e l’ho visto fuggire via ridendo e segnandomi a dito. Non ho mai saputo cosa gli ho chiesto.

7. Ordinare le fettuccine “Alfredo”

Sì, lo sappiamo. In buona parte dei ristoranti italiani all’estero questo piatto a base di pasta, burro e parmigiano è normalmente presente nel menu, spacciato come qualcosa di tipico. Il problema è che in Italia nessuno lo conosce

Tantissimi italiani mangiano a casa una pasta condita più o meno in questo modo, ma per loro è una pietanza talmente basilare da non meritare un posto nel menu di un ristorante… con una sola eccezione.

In realtà, la vera (e ottima) fettuccina “Alfredo” esiste solamente in un posto preciso: il ristorante “Il Vero Alfredo” nel centro di Roma, dove è possibile degustare la ricetta originale, tramandata da generazioni, di questo piatto diventato famoso in tutto il mondo ma non, ahimè, in Italia.

(Per leggere l’articolo che ci ha ispirato cliccate qui)

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3 pensieri riguardo “Cosa non fare in Italia (parte 2)

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