7 destinazioni top per chi sogna di lavorare all’estero

Dalla lontana Corea del Sud alla vicina Svizzera, alcune delle destinazioni migliori e più fruttuose per chi – per desiderio o necessità – ha deciso di andare a lavorare lontano dall’Italia.

shanghai smanapp

Sognate di andare a lavorare all’estero è un argomento di cui abbiamo già parlato (per esempio qui e qui), ma, dopo aver valutato bene i pro e i contro, resta la domanda principale: d’accordo, sì, ma dove?

Prima di tutto, dipende dal motivo per cui lo fate: per esempio, migliorare la qualità della vita, andando in un posto più caldo e confortevole. O magari, trovare una vita più a misura d’uomo.

O, infine, cercare uno stipendio più alto e un lavoro più somigliante alla propria personalità.

In generale, comunque, questi sono 7 tra i paesi dove ci sono più possibilità e/o miglior livello di vita per i cosiddetti “expats”… che poi altro non sono se non i moderni emigrati, aggiornati al 2018 con una parolina più trendy.

Ovviamente l’elenco non è esaustivo, né potrebbe esserlo: se avete suggerimenti, saremo lieti di tenerne conto!

1. Cina

Grandi possibilità d’impiego, poca competizione (strano ma vero), un’economia in rapida crescita, una cultura affascinante, metropoli travolgenti come Shanghai (nella foto) e Pechino, con bassi costi della vita e alti standard.

L’altra faccia della medaglia? Alto livello d’inquinamento (ma ci stanno lavorando), una densità di popolazione nelle metropoli davvero impressionante e la grande difficoltà della lingua.

2. Svizzera

Altissimi standard di vita, bassa disoccupazione, splendidi paesaggi pieni di laghi e montagne e la vicinanza all’Italia rendono la Svizzera una meta assai appetibile. Anche gli standard scolastici e formativi sono eccellenti, rendendola ottima anche per chi ha figli.

La parte peggiore è che di italiani ce ne sono già tanti, non sempre ben visti dalla popolazione (sono recenti e continue le polemiche in questo senso…)

3. Australia

Di solito chi arriva in Australia non vorrebbe più andarsene.

La qualità della vita è tra le più alte del mondo, è facile fare amicizia grazie all’uso dell’inglese e al gran numero di stranieri che vive qui. In più, è ancora poco popolata.

Insomma, l’Australia è davvero la terra delle opportunità… fino a un certo punto.

Il problema principale è infatti la legislazione, estremamente restrittiva sull’immigrazione, che rende molto difficile stabilirsi da quelle parti per chi non ha già un lavoro sul posto.

4. Portogallo

L’Oceano di fronte, una popolazione latina dal carattere simile al nostro, con una lingua dolce e abbastanza facile da imparare.

Uno stile di vita ancora a misura d’uomo, costi più bassi rispetto all’Italia di circa il 30% e una legislazione che offre grandi vantaggi fiscali… sono tutti fattori che stanno creando un singolare fenomeno: quello dei pensionati italiani che vengono a godere la pensione da queste parti.

Per chi ancora pensionato non è, ci sono comunque tantissime opportunità professionali dovute alla politica portoghese, che ha facilitato l’ingresso delle grandi company americane, con conseguente aumento dei posti di lavoro, specie per gli stranieri.

5. Corea del Sud

Grandi possibilità per gli “expats” da queste parti.

Lavoro facile da trovare, ben pagato, con appartamenti di solito forniti dal datore di lavoro.

Costi della vita decisamente bassi e ampie comunità di stranieri con cui interagire e fare amicizia.

Ma non basta: il governo sudcoreano offre un ottimo sistema educativo, una cultura antica e molto diversa dalla nostra e un servizio sanitario pubblico molto economico e di altissimo livello.

Controindicazioni? La Corea del Nord che si agita al confine, minacciando spesso escalation belliche. Non è un problema da poco, ma ultimamente le cose sembrano andare un po’ meglio.

6. Canada

La cordialità degli abitanti, l’altissima qualità di vita, città modernissime e ricche di servizi, il servizio sanitario d’eccellenza e paesaggi meravigliosi rendono il Canada una vera terra promessa per chi decide di espatriare.

In più, gli stranieri si trovano subito a loro agio nella realtà canadese, profondamente multiculturale.

La crisi non ha toccato il Canada, che incoraggia da sempre i lavoratori di altri paesi a portare le proprie conoscenze da quelle parti.

Controindicazioni? Una sola: il clima, rigido per gli standard italiani.

7. Irlanda

Dopo la crisi del 2008, l’Irlanda si è ripresa brillantemente, specie grazie a una politica fiscale che (un po’ come quella portoghese) ha aperto alle multinazionali americane, con un grosso rilancio delle opportunità di lavoro sia per i locali che per gli stranieri.

La bellezza della natura, la vivacità culturale delle città (da Cork a Dublino fino a Limerick e Galway), musica ovunque e un’attitudine molto cordiale della popolazione la rendono una destinazione molto appetibile, specie a seguito della Brexit e del probabile spostamento nell’isola di una serie di attività europee finora stanziate in UK.

Controindicazioni? L’aumento esponenziale dei lavoratori non irlandesi e l’elevato costo della vita dovuto alla presenza delle “Big Companies” potrebbero portare qualche problema di integrazione, date anche le ridotte dimensioni dell’isola.

Cliccate qui se volete leggere l’articolo di riferimento in inglese.

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