Sicurezza alimentare: insalata in busta, sì o no?

L’insalata fa bene: su questo non c’è dubbio. Siamo un po’ perplessi, al contrario, sulla moda delle insalate pulite e lavate in busta di plastica: una scelta con qualche pro e diversi contro.

insalata smanapp

Insalata, che passione! I nostri supermercati offrono foglie verdi di ogni tipo, costo e qualità: l’insalata, siamo tutti d’accordo, è un alimento che fa bene a tutti, leggero, sano e anche abbastanza economico.

Rispetto a qualche anno fa, le tavole degli italiani si sono arricchite di verdura, complice anche un’informazione più attenta ai rischi di una dieta sregolata e basata principalmente su proteine e carboidrati. Tutto bene, no?

Certo, ma con qualche considerazione da fare: sempre più spesso le insalate vengono vendute in buste o vaschette, già pulite, lavate, tagliate e asciugate, pronte per essere, semplicemente, versate nel piatto e consumate.

Una scelta comoda e pratica per chi non ha tempo per affettare e cucinare.

Ovviamente, il prezzo è decisamente più alto delle verdure sfuse, che devono essere preparate per l’uso. In più, la confezione in plastica è potenzialmente inquinante e prevede quindi un impatto ambientale maggiore.

Ma i problemi non finiscono qui.

Avvertenze di base

La preparazione dell’insalata “già pronta”, infatti, deve prevedere una serie di rigorosi passaggi che rispettino la catena del freddo ed essere lavorata a bassa temperatura, in sale climatizzate e con acqua ghiacciata.

In seguito, dopo che è stata pulita, asciugata e confezionata, va conservata in celle frigo e trasportata in camion frigo.

Il confezionamento deve impedire all’ossigeno di entrare nella busta, impedendo ogni tipo di contaminazione batterica e lasciando in questo modo le foglie ancora integre, benché tagliate.

Appena aperta la busta, però, il degrado è molto veloce e le verdure perdono vitamine.

Per evitare sorprese, è bene comprare insalata in busta solo se conservata nei banchi refrigerati, fare attenzione alla scadenza e controllare bene il sacchetto.

Vanno evitati quelli gonfi (il gonfiore indica fermentazione, quindi attività batterica), quelli con segni di condensa all’interno, quelli con foglie annerite e marcescenti e quelli con le foglie visibilmente appiccicate alla plastica.

Dopo averle comprate, le buste vanno messe velocemente in frigo trasportandole, in caso di lunghi tragitti o alte temperature, in busta termica. Non esponetele al caldo.

Dopo aver aperto la confezione, non fate passare più di 24 ore prima di consumarla completamente e tenetela ben chiusa in frigo, evitando contatti con gli altri alimenti.

Meglio un lavaggio in più

Ultima avvertenza: anche se vengono vendute come già pulite, è sempre meglio sciacquare ulteriormente le foglie.

Trattandosi di alimenti crudi esiste sempre la possibilità che rimangano dei microrganismi, soprattutto a causa del fatto che la temperatura nei banchi del supermercato non è stabile come quella di un normale frigorifero.

Da alcuni studi il 40% dei campioni analizzati nel giorno del confezionamento superava i limiti di microrganismi previsti. Percentuale che dopo 5 giorni saliva all’87%. Le percentuali più alte si sono riscontrate nelle verdure a foglia tagliata e negli spinaci (a causa della presenza di terra).

Insomma, un ciclo di lavaggio in più è decisamente consigliabile.

Certo, viene da pensare che, se devo comunque lavarla, a questo punto sarebbe meglio spendere molto meno (a volte tre volte meno!) e comprarla fresca. I vantaggi, infatti, a parte ovviamente la praticità e la comodità, pendono tutti dalla parte del fresco.

Due parole sul gusto

Concludiamo riportando una vecchia inchiesta del prestigioso Gambero Rosso, che nel 2015 ha analizzato le più diffuse marche di insalata in busta dal punto di vista del gusto.

Vi invitiamo a consultare l’articolo originale a questo link, anticipando che in generale il sapore dei prodotti sembra aver soddisfatto gli esperti e che, un po’ a sorpresa, la migliore, sia in assoluto che come qualità/prezzo, è risultata una marca “da discount”… a dimostrare che, spesso, non è il nome a fare la qualità!

Per approfondire, qualche link alle nostre fonti di riferimento qui, qui, qui e qui.

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