La discutibile arte del selfie estremo

La moda dell’autoscatto sempre e ovunque miete sempre più vittime, anche sulla strada. Qualche riflessione su una tendenza stupida e criminale, purtroppo in costante aumento.

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Ormai da qualche anno assistiamo a una degenerazione progressiva del già deprecabile, ma relativamente innocuo, fenomeno del “selfie”.

Si tratta, in poche parole, della pratica di farsi degli autoscatti in situazioni a rischio.

Per esempio, sporgendosi da una scogliera, o sui binari del treno, o in presenza di animali potenzialmente pericolosi… o (ed è la più frequente) al volante, magari in autostrada o comunque a tutta velocità.

Molti vip, purtroppo, hanno dato da tempo pessima prova di sé, in questo senso, dando l’esempio nonostante il fatto che l’uso del telefonino (e in particolare del selfie) è una pratica demenziale, potenzialmente suicida e vietata rigorosamente dal Codice della Strada.

La morte per selfie non è una novità: ogni anno, per quanto possa sembrare incredibile, si contano decine di decessi legati all’uso dello smartphone.

Come perdere la vita per un like in più

Alcuni esempi? Eccoli.

  • Due uomini che si sono fatti l’autoscatto mentre toglievano la spoletta da una bomba a mano. Sapete, quelle cose in cui se non ti concentri… boom.
  • Uno studente universitario è morto per essersi sporto da un ponte di Mosca per farsi un selfie in quella posizione.
  • Un diciassettenne è precipitato dal tetto di un palazzo, dove si era arrampicato per farsi una foto da mettere su un famoso social network: il suo hobby erano, appunto, i selfie sui tetti. Ne ha fatti 17, prima di trovare il tetto sbagliato.
  • Negli Stati Uniti, un uomo è morto sparandosi nel collo mentre si scattava un selfie… in cui, immagino, voleva fingere di spararsi. Ma si è distratto, e il colpo è partito davvero.
  • Un uomo si è fatto un selfie mentre un toro lo stava caricando. Sì, un toro. Pensateci bene: se vi carica un toro voi cosa fate? Ecco, lui no.
  • In Europa, tra i posti più gettonati per farsi il maledettissimo scatto, ci sono le Cliffs of Moher in Irlanda, dove già in passato sono precipitati dei turisti. C’è anche un cartello con scritto “Flying tourists”, con tipico black humour irlandese. Niente da fare: nonostante tutto, in molti cercano di fotografarsi sporgendosi su uno strapiombo sull’oceano di 120 metri battuto dal vento e reso scivoloso dall’erba bagnata.
  • In giro per il mondo nel solo 2015 sono inoltre morte  12 persone: più di quelle uccise in attacchi di squali… eppure, tra uno squalo bianco e uno smartphone molti immaginano che il primo sia più pericoloso. Sbagliando.
  • Un’ultima perla: gli addetti alla sicurezza di alcuni parchi naturali americani lamentano il fatto che molti turisti cercano di avvicinarsi a pochi centimetri da animali potenzialmente molto pericolosi, come orsi e bisonti, per farsi un selfie con loro. Credendo, probabilmente, di essere in un film della Disney.

Le ragioni di un gesto senza ragione

Una delle domande che più ci ossessiona è, al solito: perché?

Incoscienza, coraggio malriposto, il desiderio di avere i famosi 15 minuti di celebrità (che però rischiano di diventare gli ultimi…)… tutte cause possibili.

Ma non dovrebbe bastare: l’istinto di sopravvivenza, fino a questo momento della storia, l’ha sempre avuta vinta. Si rischiava la vita, certo, ma magari per un ideale (magari sbagliato), per difendere le persone care, per avere cibo, ricchezza, benessere, celebrità… in questo caso, si muore, semplicemente, per il nulla assoluto.

Si parla ormai con insistenza di un disturbo della personalità di nuovo tipo, indotto dai social. Un narcisismo patologico potenziale, che l’era degli smartphone ha reso effettivo ed epidemico, con dei punti estremi che sono quelli sopra descritti.

In aggiunta, è possibile che abbiano un peso una serie di valori indotti dalla contemporaneità, come l’importanza della popolarità a tutti i costi e il senso di irrealtà e di sottovalutazione del pericolo che deriva dal guardarlo attraverso uno schermo.

Se sono online non posso morire, sembra pensare colui che agisce in questo modo. I fatti, purtroppo, tendono a dargli torto…

E poi ci sono i selfie al volante…

C’è una categoria di amanti del selfie che non riesce nemmeno a provocarmi quel misto tra tristezza, ilarità e compatimento che mi deriva dalla lettura degli episodi precedenti.

Sto parlando di quelli che si fanno selfie al volante, con l’auto in movimento.

Perché, ecco, io posso anche ritenere vigorosamente imbecille uno che si immola alla causa sporgendosi da scogliere e ponti o abbracciando un orso per avere una foto da far vedere agli amici, ma per lo meno il tizio si è suicidato da solo.

Andare a tutta velocità senza guardare la strada mentre ti fai una foto, oltre che idiota, è criminale, visto che l’autore della bravata rischia seriamente di ammazzare qualcun altro, in quei 14 secondi di blackout che ci vogliono per autoimmortalarsi.

Magari incontra me, che mi sto facendo gli affari miei in auto, con tutte e due le mani sul volante, ben concentrato, ma che nulla potrei contro un’auto sparata alla cieca contro la mia.

Insomma, non lo accetto: fate un po’ quello che vi pare con la vostra vita, ma senza coinvolgere il prossimo.

Qualche link alle fonti di riferimento di questo articolo qui, qui, qui, qui.

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