Sicurezza e ambiente: ci stiamo tropicalizzando?

Le estati sono sempre più roventi, trombe d’aria e “bombe d’acqua”, un tempo limitate ai paesi caldi, sono ormai frequenti anche in Italia. Istantanea di un cambiamento epocale in corso.

alluvione smanapp

Fin dagli anni ‘90 si parla con insistenza di un cambiamento climatico in corso che riguarda in modo diretto l’Italia, in particolare nelle zone costiere.

La parola che viene usata fin da allora è “tropicalizzazione” e indica il presentarsi anche alle nostre latitudini di fenomeni fin qui riguardanti in particolare i paesi tropicali.

Per esempio, l’aumento della temperatura media e la perdita della gradualità del clima tipica delle zone temperate, con escursioni termiche molto più brusche.

Ma non solo: si registrano sempre più spesso eventi “estremi”, fino a pochi anni fa rarissimi alle nostre latitudini, come tornado, cicloni e lunghi periodi di siccità sia estiva che invernali spezzati in modo repentino dalle ormai tristemente famose “bombe d’acqua”.

Tropicalizzazione: sì o no?

Sono ormai passati oltre vent’anni dai primi allarmi, e la situazione è peggiorata visibilmente.

Quando si parla di tropicalizzazione, in Italia non ci si riferisce tanto al clima delle aree monsoniche o delle foreste pluviali, ma più specificamente a quello della savana, con estati bollenti, rare piogge  madi estrema intensità, inverni tiepidi e caratterizzati da siccità.

Gli esperti si accaniscono a discutere se la parola “tropicalizzazione” sia corretta o solo allarmistica, ma una verità c’è, al di là dei sofismi: il clima italiano sta cambiando.

Ormai da qualche anno ogni estate è più calda della precedente: tra le venti più roventi della storia dai tempi dell’Impero Romano, almeno dieci sono concentrate negli ultimi trent’anni.

Conseguenze locali…

Un territorio come l’Italia, fragile dal punto di vista idrogeologico, cementificato in modo indiscriminato e con una gestione per lo meno discutibile delle politiche ambientali e di prevenzione, sembra profondamente impreparato a questa sequenza di cambiamenti che, infatti, stanno portando a un aumento di frane, fenomeni alluvionali ed emergenze meteo, senza parlare dei danni per l’agricoltura con la perdita di interi raccolti a causa di eventi climatici improvvisi.

Un’ultima nota riguarda la fauna. Si nota la maggior presenza nel Mediterraneo di specie animali finora presenti solo in mari più caldi, come le meduse giganti, alcuni tipi di alga tossica, granchi tropicali, barracuda e altro ancora.

C’è chi collega insistentemente al fenomeno anche la presenza sempre più fastidiosa (e talvolta pericolosa) di insetti e artropodi ben più aggressivi che in passato, come le zanzare tigre o acuni tipi di ragni velenosi.

L’aumento delle temperature dell’acqua ha portato alla morte massiccia di moltissime specie del Mediterraneo Occidentale, non avvezze ai mari caldi.

… e conseguenze globali

Trattandosi di un problema globale, va notato anche che nei paesi più caldi, là dove c’era già un clima tropicale, l’aumento della temperatura sta provocando conseguenze ancor più gravi, come la scomparsa progressiva delle barriere coralline, con conseguenti perdite nelle specie che abitano quell’ecosistema unico e prezioso.

Con l’innalzamento dei mari, e il costante scioglimento dei ghiacciai polari, inoltre, sono a rischio tantissimi borghi costieri e intere isole, come le Maldive, che, con la loro superficie vicinissima al livello del mare rischiano seriamente di finire sotto la superficie del mare.

Il cambio di clima farà certo piacere a chi ama fare il bagno in mare per sei mesi l’anno, ma ha ben altre controindicazioni.

Il rischio per l’agricoltura è tra i più immediati: basti pensare che quest’anno in Germania, per la prima volta, ci sono serie probabilità di perdere buona parte del raccolto di patate a causa di una temperatura eccessiva, inadatta a questo tipo di coltivazione.

Cosa possiamo fare?

La soluzione? Agire in modo drastico per ridurre le emissioni di CO2 e tacitare chi cerca di negare la connessione tra cambiamento climatico e azione dell’uomo.

Non è la prima volta che nella storia avvengono mutamenti climatici estremi: tra il 1600 e il 1750 secolo, per esempio, le temperature si raffreddarono tanto da far parlare di “piccola era glaciale”, mentre, per esempio, le estati dei primi secoli dopo Cristo o quelle a cavallo della metà del XVI secolo furono particolarmente calde.

È però la prima volta che tali cambiamenti dipendono pressoché esclusivamente dall’intervento dell’uomo e dalla sua influenza sulla natura.

Nonostante la tendenza a sottovalutarne la portata, l’impatto dell’inquinamento e dell’uso di combustili fossili come il petrolio e il carbone, responsabili dell’emissione di CO2 nell’atmosfera e del conseguente riscaldamento globale noto come “effetto serra”, è estremamente rilevante, come lo è a sua volta l’abuso di impianti di riscaldamento e/o raffreddamento domestici o industriali.

Riconvertire la nostra economia tenendo conto delle esigenze dell’ambiente non è il capriccio fuori tempo di qualche vecchio hippie ambientalista, come i “negazionisti” (che purtroppo annoverano nelle loro fila anche figure di primissimo piano della politica mondiale, come l’attuale Presidente degli Stati Uniti) cercano di farci credere.

Bloccare l’effetto serra è, semplicemente, l’unica risposta possibile. Qualcosa che deve essere fatto, se vogliamo che ci sia un futuro per i nostri figli e nipoti.

Qualche link di riferimento per approfondire il tema: Ilbolive, Meteo Giuliacci, Iopscience, Meteolive, The Marsican Bear, Freshplaza.

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