La guerra dell’acqua

Acqua potabile e gratuita per tutti: una delle battaglie più importanti dell’umanità, ben lontana dall’essere vinta. Anzi, il mondo purtroppo sembra andare nella direzione opposta.

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Cominciamo dai numeri: un essere umano può vivere senz’acqua un massimo di una settimana (senza cibo un mese).

Il minimo fabbisogno per sopravvivere è di 5 litri d’acqua al giorno pro capite, ma ce ne vorrebbero 50 per poter parlare di condizioni di vita accettabili.

Il diritto minimo stabilito dalle Nazioni Unite ammonta a 40 litri d’acqua. Questo in teoria: la vita di miliardi di persone è molto lontana da questi dati.

Ma quanta acqua c’è al mondo? Tantissima, ma è quasi tutta salata: il 97,5%. Della parte restante, solo l’1% è utilizzabile dall’uomo (il resto si trova in forma di ghiaccio.

Ma ancora non è tutto: il 93% di questo 1% viene usato per l’agricoltura.

Il dato che ne consegue è piuttosto inquietante: di tutta l’acqua del mondo, quella che possiamo bere è lo 0,07%… e da questo dipende in modo non metaforico ma reale la nostra sopravvivenza di qui a una settimana.

L’acqua potabile nel mondo

Com’è la situazione mondiale? Non buona. Il 40% dell’umanità si trova in situazioni terribili dal punto di vista igienico a causa della mancanza d’acqua. Tre miliardi di persone, metà della popolazione della terra, vive in case che non sono dotate di fognature.

Oltre un miliardo di persone non ha sufficiente acqua potabile, e un altro miliardo beve acqua non sicura. Milioni di persone all’anno muoiono per malattie trasmesse da acqua non potabile. Risolvere il problema dell’acqua eliminerebbe l’80% delle malattie dei paesi in via di sviluppo.

Tutto questo riguarda anche l’Europa: 140 milioni di europei, specie nel quadrante Est, non accede ad acqua potabile e servizi sanitari, e questo causa la morte di più di 13000 bambini l’anno. Solo in Europa.

Questi sono i dati dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, non l’opinione di un qualunque blogger.

L’acqua potabile in Italia

Ma le brutte notizie non sono finite: anche in Italia, dove la disponibilità idrica ammonta a circa 2000 litri pro capite l’anno (dicevamo che il minimo per una sopravvivenza accettabile è di 50: questo fa capire il divario tra i cosiddetti Nord e Sud del mondo più di mille altre statistiche), la quantità d’acqua disponibile diminuisce ogni anno, creando situazioni di emergenza idrica frequenti e facendo levitare i costi.

Il risultato? Otto milioni di italiani, nei mesi che vanno da giugno a settembre, precipitano sotto il famoso fabbisogno minimo di 50 litri, mentre il 30% dell’acqua si perde a causa di problemi tecnici e di manutenzione (danni alle tubature e simili).

Nonostante questi evidenti segnali d’allarme, noi italiani continuiamo a fare le cicale (ci è sempre riuscito benissimo) e  siamo tuttora tra i più spreconi al mondo (e i peggiori d’Europa): solo USA e Canada consumano più acqua di noi.

Le cause di un problema

Il meteo di questi ultimi anni ha visto aumentare le temperature e diminuire le precipitazioni, creando un’anomalia climatica in cui le piogge sono brevi, intense e portatrici di eventi gravi come inondazioni e piene.

Un’alternanza di carenza ed eccessiva abbondanza che sta già creando enormi problemi ai raccolti e alle persone.

Se tutto questo non bastasse, inquinamento e sfruttamento delle falde acquifere riducono ancora di più la quantità d’acqua potabile che abbiamo a disposizione.

Uno dei grandi obiettivi dell’umanità è sempre stato l’acqua potabile per tutti, ma attualmente la situazione sembra ribaltarsi: anche in molti paesi del “primo mondo” si comincia a notare una certa penuria, specie nei periodi caldi dell’anno.

Le cause della mancanza d’acqua sono molteplici: oltre alla diminuzione delle precipitazioni, l’inquinamento massiccio, gli sprechi, la riduzione delle falde del sottosuolo, che vengono sovrautilizzate a causa dell’aumento esponenziale dei consumi mondiali, la deforestazione e la distruzione di interi ecosistemi.

L’inquinamento delle falde acquifere

Il dato più impressionante è la presenza sempre maggiore di sostanze inquinanti nelle falde; quasi due campioni su dieci delle acque statunitensi contengono quantità importanti di sostanze tossiche, dall’arsenico al petrolio, dai nitrati ai pesticidi.

Dati simili anche in Inghilterra, dove i carburanti delle stazioni di servizio hanno inquinato molte falde, per non parlare del cosiddetto “terzo mondo”: ci sono paesi in cui l’80% dei pozzi è off-limits a causa dell’inquinamento.

Ricordiamo che rendere di nuovo potabile dell’acqua inquinata ha al momento costi enormi, non sostenibili a largo raggio… e una falda acquifera sotterranea se contaminata impiega 1400 anni a tornare pulita (un fiume, tanto per fare un parallelo, impiega solo venti giorni).

Le falde sotterranee attualmente danno da bere a un miliardo e mezzo di persone.

L’oro blu

La data limite, se tutto continua a questo ritmo, è il 2025, quando il fabbisogno mondiale non sarà più sufficiente per mantenere uno status quo come quello attuale, che oltretutto al momento esclude gran parte del territorio dei paesi dove la popolazione cresce più velocemente (Cina, India, Africa).

Oltre questa data, la carenza idrica potrebbe portare a quella che in molti chiamano “La battaglia dell’acqua”: il cosiddetto “oro blu” potrebbe scatenare autentiche guerre per la sopravvivenza.

L’uomo è riuscito a combattere per le cause più futili: cosa succederà se il motivo del contendere dovesse essere l’acqua, cioè il più irrinunciabile dei beni? Nel 2050 saremo 9 miliardi e ci servirà il 50% in più di acqua rispetto a oggi!

Purtroppo, il sogno dell’acqua potabile per tutti non è mai stato così lontano.

Cosa possiamo fare?

Ognuno di noi può fare una minuscola parte, evitando gli sprechi il più possibile, ma un cambio di passo riguarda necessariamente il livello più alto del potere: politici, imprenditori, capitani d’industria.

Risolvere il problema idrico dovrebbe essere LA priorità assoluta, le soluzioni ci sono e le competenze scientifiche permetterebbero già attualmente di migliorare la situazione: basta gestire in modo migliore le risorse territoriali.

La politica deve finanziare adeguatamente questo aspetto della nostra vita, sapendo che ogni euro investito tornerà con gli interessi grazie alla diminuzione delle spese sanitarie e all’aumento della produttività.

L’ultima guerra possibile

Questo sarebbe il modo giusto per procedere: grandi investimenti, gestione dell’esistente, soluzioni scientifiche (per esempio, per ripulire le falde contaminate) e collaborazione tra gli Stati.

Con la speranza che non sia la risposta sbagliata a prevalere. Quella che da millenni sembra essere la maniera più gettonata per risolvere i grandi problemi del mondo: la guerra e la sopraffazione.

Anche perché una guerra mondiale per il possesso dell’acqua sarebbe, probabilmente, l’ultima.

Per chi vuole approfondire, ecco i link ai testi di riferimento per questo articolo:

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