Le temibili foto delle vacanze

Le serate in casa di zii e cugini a guardare diapositive o foto di viaggio fanno parte dei peggiori incubi della nostra infanzia. Qualche consiglio per non ripetere gli stessi errori in versione 2.0.

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Viaggiare è un’emozione. Su questo, più o meno, siamo tutti d’accordo. Ma raccontare il viaggio è un’arte difficile, che non tutti sanno padroneggiare.

Nonostante questo, talvolta per narcisismo, ma più spesso per semplice desiderio di condividere le proprie emozioni, è abbastanza naturale che al ritorno dalla nostra vacanza ci colga il desiderio di raccontare le avventure che abbiamo vissuto.

E qui cominciano le dolenti note.

Quello che ci ha più colpito è maledettamente soggettivo. Noi eravamo lì, sul posto, a respirare quell’aria, gli odori e i colori di un mondo sconosciuto, e vorremmo farli sentire anche agli altri, tramite parole, fotografie, filmati… ma non ci stiamo riuscendo.

Come ce ne accorgiamo? Dal volto del nostro amico che, chiaramente, vorrebbe essere altrove. Un po’ come quando i nostri parenti ci invitavano a vedere le diapositive delle vacanze, e noi ci saremmo volentieri finti morti per non dover andare.

Così, abbiamo pensato a un decalogo di consigli per raccontare le tue ferie senza farti odiare dagli amici.

1. Niente maratone fotografiche

Hai scattato 3200 foto e non vedi l’ora di farle vedere a tutti? Se tieni alla tenuta di rapporti ormai trentennali, evita il terrificante happening con birra e patatine a base di “vi faccio vedere il mio viaggio”.

Sei mai stato a una mostra di qualche grande fotografo, come il grandissimo Steve McCurry, o Henri Cartier-Bresson? Nelle loro ultime mostre si parla di “140 scatti che ci aiuteranno a immergerci nel suo mondo”, o anche “40 anni di attività del maestro celebrati in 100 scatti”.

Dunque. Se Cartier-Bresson condensa in 100 scatti 40 anni di attività, sei sicuro che far vedere 3200 foto dei vostri 15 giorni in India (o a Viareggio, magari) sia sostenibile?

Realizza una “selezione caritatevole” di fotografie, un centinaio al massimo, le più significative, e fai vedere quelle senza organizzare incontri di massa, solo a chi te lo chiede. E qui passiamo al punto due.

2. A chi non chiede, non imporre

Tutti sanno che sei stato in viaggio di nozze alle Mauritius. Lo sanno, erano al tuo matrimonio e ti hanno regalato loro il viaggio.

Sanno anche che hai scattato un sacco di foto. Lo sanno perché se lo immaginano, o perché tu glielo hai detto. Perché tu glielo hai sicuramente detto.

Date le premesse, se non ti chiedono espressamente “dai, facci vedere un po’ di foto!” non è una dimenticanza casuale, ma un messaggio preciso.

Significa: “ti voglio bene, ma le foto delle tue vacanze non le voglio vedere”.

3. Non esagerare

Il linguaggio del corpo è importante. Ok, ti hanno chiesto di vedere qualche foto.

Qualche. Ricorda questa parola.

Alle prime, selezionate, divertenti fotografie del tuo viaggio, ci saranno esclamazioni, battute, partecipazione.

Se il viaggio è interessante e le foto belle, tutto questo durerà, diciamo, cinque minuti. Altrimenti molto meno.

Passato questo tempo, guarda il tuo amico. I suoi occhi si muovono nervosamente cercando una scusa per cambiare argomento o sganciarsi?

Sembra lievemente imbarazzato? Significa che il tuo tempo è finito: insistere con “aspetta, ancora un’altra” sarà solo una tortura, per lui e per te.

4. Scegli bene le tue 100 foto

Cosa interessa ai tuoi amici? A meno che non siano, che so, appassionati di storia del colonialismo inglese in India nel XIX secolo o dell’arte pittorica sotto la dinastia Ming (e in questo caso potrai mostrargli le foto che hanno a che fare con il loro specifico interesse), in genere quello che gli interessa sei tu.

Non duemila paesaggi tutti uguali: tu. Vogliono vedere il loro amico in un contesto  diverso dal solito

Vogliono – ebbene sì – vedere qualche testimonianza delle situazioni più buffe in cui ti sei trovato. O magari delle peggiori figuracce che hai rimediato.

Vale più un documento fotografico di tua moglie che viene disarcionata da un cammello di cento foto delle Piramidi.

5. Scegli gli aneddoti

Giocati bene i cinque minuti che hai a disposizione, contestualizzando le immagini, raccontando gli episodi più rilevanti del viaggio in modo sintetico e divertente.

Scegli, anche in questo caso, i momenti più “frizzanti”.

Ricorda che in tutti noi scorre una vena di sadismo: gli inconvenienti e i disagi di un paese sconosciuto, e le tue difficoltà ad affrontarli, sono in assoluto la merce più saporita che hai da vendere.

6. Non ostentare felicità

C’è chi impone il suo racconto di viaggio con uno scopo preciso: far veder agli altri com’è bella la sua vita, come tutto sia perfetto, come sono innamorati lui e sua moglie e felici i suoi figli, eccetera, eccetera.

Ricorda sempre che magari, fra i tuoi cari, c’è chi quest’anno non si è potuto permettere nemmeno una settimana a Milano Marittima, e, anche se sorride ed è felice per te, non prenderà affatto bene la tua evidentissima intenzione di farlo rosicare.

7. One shot, one kill

Ogni amico sarà felice di ascoltare il tuo sintetico racconto di viaggio una volta, non di più, salvo richieste specifiche.

Ti ricordi quando Zio Paperone racconta per la centocinquantesima volta di quando cercava oro nel Klondike? Ricordi anche l’espressione di Qui, Quo e Qua? Ecco, intendiamo proprio questo.

8. Niente dettagli piccanti

Che tu sia single a caccia di avventure o coppia in luna di miele, quello che hai combinato a letto durante la vacanze dovrebbe rimanere confinato nella sfera privata (o, se proprio ci tieni, a un incontro faccia a faccia con il/la miglior amico/a e confidente).

Se decidi di usare questa carta per attirare l’attenzione di una tavolata, ci riuscirai senz’altro, ma ricordati che stanno ridendo di te, non stanno ridendo con te.

C’è differenza.

9. Video? No grazie

Se il racconto e le foto sono ancora socialmente accettabili, il video esteso delle tue vacanze è qualcosa che non dovrebbe mai essere propinato a nessuna persona che ami, proprio perché la ami. Nemmeno alla mamma e alla nonna.

Il suo unico scopo è farti piangere di nostalgia quando lo rivedrai tra vent’anni, stop.

Lo stesso discorso vale per i video di lunghezza superiore al minuto riguardanti matrimoni, comunioni, compleanni e altre feste comandate.

10. Foto sui social? Aspetta di tornare

Le regole sopra menzionate (specie la 8) valgono anche per i social, che alla fine sono una sorta di incrocio tra una pizza tra amici e il bar sport sotto casa.

Ne aggiungo una: le fotografie del viaggio dovrebbero sempre essere pubblicate al ritorno a casa.

Se spifferi a tutti che stai quindici giorni in Indocina, qualche malintenzionato potrebbe pensare che è una magnifica occasione per ripulirti casa. Non stiamo scherzando: è successo un sacco di volte, sono i lati oscuri della condivisione.


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