La festa di Ognissanti: una tradizione italiana

In molti pensano che Halloween sia un’americanata importata in Europa  in tempi recenti. Non è proprio così: scopriamo insieme le radici (anche) italiane di una festa antichissima.

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Tutti gli anni ogni 31 ottobre rispunta, puntuale, la solita polemica: Halloween non è una “nostra” festa, l’abbiamo importata dagli americani, ci facciamo colonizzare culturalmente, eccetera, eccetera, eccetera.

Sicuramente in questo c’è del vero: le forme con cui questa festa si è (ri)presentata all’attenzione in Europa sono tipicamente americane.

La voglia di festeggiare in questo modo è nata – è evidente – da una nutrita serie di film, telefilm e fumetti in cui si parlava diffusamente di questo evento particolarmente sentito negli States, in cui bambini camuffati da spiriti giravano porta a porta a caccia di dolciumi urlando “dolcetto o scherzetto”.

Una festa americana…

Un esempio? Il classico horror di John Carpenter, “Halloween”, diventato un vero archetipo del genere.

Ma anche i bambini di Schultz, con la loro ansiosa attesa del Grande Cocomero (così venne incongruamente tradotta in italiano la parola “pumpkin”, che in realtà è la classica zucca arancione, simbolo della festa).

O la splendida storia Paperino e le Forze Occulte”, in cui Carl Barks racconta l’alleanza tra Qui, Quo e Qua e la strega Nocciola per ottenere dei dolciumi dallo zio la notte di Halloween.

… o forse no!

In realtà Halloween, benché codificata nelle forme e nel nome attuale in America, ha una storia molto più lunga, che in buona parte riguarda anche il nostro Paese.

Tutto nasce da una ricorrenza antichissima proveniente dall’Irlanda, il Samhain, la fine dell’anno celtico, che si teneva il primo di novembre.

Secondo la tradizione, la vigilia di questo giorno il confine tra naturale e soprannaturale si assottigliava, e gli spiriti dei defunti potevano a volte tornare sulla Terra.

Questa festa, grazie agli scambi culturali tra i due popoli, si mescolò con le celebrazioni dell’Antica Roma: il Dies Ater che il 6 ottobre metteva i vivi in comunicazione coi morti e la festa di Vertumno, il 29 ottobre, dedicata al cambio di stagione e ai frutti dell’autunno.

Celti e Romani

Il Cristianesimo, con Papa Gregorio III, sostituì nel 738 d.C. questa ricorrenza con la festa di Ognissanti, in inglese “All Hallows Eve“, da cui Halloween, cui si unì la festa dei Morti, il giorno successivo, mantenendo così in qualche modo il rapporto stretto con l’aldilà di questa particolare festività.

In moltissime zone del nostro Paese esistono tuttora antiche tradizioni che chiaramente hanno molto a che fare con l’eco dell’antico Samhain, mescolato alle specificità regionali e all’influenza della Chiesa di Roma.

La colonizzazione inglese del Nordamerica, unitamente alla massiccia emigrazione irlandese (ma anche italiana), hanno portato tutto questo materiale culturale nel Nuovo Mondo, da cui, rimescolato in modi ancora diversi, è tornato ancora una volta qui, trasformato nell’attuale Halloween.

Un vertiginoso doppio giro di andata e ritorno a cavallo tra America, Europa e Isole Britanniche… alla faccia di chi ritiene i popoli e le culture come dei mondi chiusi impermeabili alle influenze esterne!

Ma ci vuole qualche esempio… perciò vediamo nel dettaglio alcune delle modalità tradizionali di festeggiamento della festa di Ognissanti in Italia.

Ampezzo (UD) – Fiesta dalis Muars

Ogni anno qui si celebra l’antico capodanno celtico e il ritorno dei defunti sulla terra con una grande festa con giocolieri, musica  nel centro storico.

La parola “Muars” significa “zucche”, e proprio le zucche intagliate sono protagoniste, illuminando le stradine del paese.

Vi ricorda niente?

Piemonte, Val d’Aosta: a tavola con il morto

In queste due regioni è tradizione, in molti paesi, preparare una tavola imbandita con tantissime leccornie per i morti.

Si va in visita al cimitero, lasciando la casa libera in modo da permettere ai morti di mangiare in pace, nel rispetto della loro privacy…

Sardegna: “Is Animeddas” o “Su Mortu Mortu”

Questi due nomi indicano la festa del 31 ottobre nell’isola, a seconda che la si festeggi al sud o al nord.

Tante le modalità di festeggiamento, ma la più interessante vede i bambini del paese travestirsi da spettri e bussare alle case chiedendo da mangiare con frasi del dialetto locale… il cui senso è molto simile, in verità, al celeberrimo “Dolcetto o scherzetto?”.

Brianza: le Lumère

Questa tradizione contadina si è perduta da tempo, ma ancora qualche generazione fa i ragazzi intagliavano delle zucche arancioni, dette “Lumère”, ci mettevano delle candele e vagavano di notte per spaventare chi passava.

La serata si concludeva andando porta a porta e chiedendo cibo.

Lo “scherzetto” per chi rifiutava? Un sacchetto pieno di letame lasciato davanti alla porta! Se non è Halloween questo…

Altre tradizioni

Se in Sicilia i bambini ricevono regali che vengono “nascosti dai morti” in casa la mattina del 2 novembre, in Toscana e Lombardia si cucinano gli “ossi di morto”, morbidi biscotti dolci dalla forma inconfondibile, fatti con uvetta, cannella, mandorle e fichi secchi.

In certi paesi della Calabria si mangia presso le tombe, a Manfredonia alcuni appendono una Calza dei Morti che verrà riempita di dolciumi, un po’ come per l’Epifania.

Approfondimenti

Per approfondire, oltre ai link di riferimento usati per questo articolo (qui e qui), consigliamo la lettura del bellissimo volume Halloween. La notte che i morti ritornano. Tutte le sorprese di una festa più antica e italiana di quanto pensiate, di Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi, pubblicato da Einaudi.

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