Le superstizioni del runner

Ricordate Valentina, la nostra mamma runner? Riproponiamo un suo divertente articolo di qualche tempo fa sulle piccole manie di chi ama correre. E le tue, quali sono?

Figuriamoci. Non sono superstiziosa.

Nella maniera più assoluta.

La superstizione è un ricordo di un passato di ignoranza, in cui si credeva addirittura che camminare sotto una scala o sopra una crepa del pavimento portasse sfortuna.

Come si può essere così sciocchi, pensavo…

Hot dog e numerologia

Le cose hanno cominciato a cambiare negli ultimi tempi, quando ho iniziato la mia attività da neo-runner.

Non ci volevo cascare, all’inizio, ma poi mi sono resa conto dell’importanza dei piccoli rituali.

Se la sera prima ho bevuto una pinta di Guinness e il giorno della gara ho fatto una prestazione spettacolare, beh, il mio cervello ha collegato i due eventi, ovviamente casuali.

Ora ne sono certa: senza la mia pinta di Guinness non posso nemmeno pensare di correre il giorno dopo.

E anche senza un bell’hot dog con senape e crauti, se è per questo.

Il bello è che funziona: se ho fatto tutto nel modo giusto la mia corsa va davvero meglio. La mente fa grandi cose.

All’inizio sorridevo vedendo i tic e le manie dei miei compagni di corsa.

Era un mondo nuovo che ancora conoscevo poco, e le scene a cui assistevo erano davvero curiose.

Sulla linea di partenza c’era chi pregava, chi pretendeva che gli cambiassero il numero (“Ho il 47! Morto che parla! Non posso correre col 47!”), chi mangiava una cipolla cruda su un piede solo con la testa girata di tre quarti.

L’importanza dei piccoli rituali

A quel punto ho capito che in ogni attività agonistica o comunque impegnativa l’essere umano ha bisogno di crearsi un proprio rituale.

A chi dice che non serve a niente indossare sempre gli stessi calzoncini (i miei sono verdi con delle lumachine gialle. E ora ridete pure). io rispondo che si sbagliano.

Certo, non è merito dei calzoncini se faccio la miglior gara della mia vita, ma, ecco, sapere di averli addosso mi regala un’iniezione di fiducia.

Mi sento a mio agio, so che veglieranno sulla mia performance.

Quindi, per quanto inutili, i piccoli rituali diventano parte dell’addestramento al successo.

Se non ho la mia SmanApp che mi calcola tempo e durata vado in palla, sapere che sono protetta sia in gara mi dà quell’iniezione di fiducia in più.

Quando la situazione sfugge di mano

Il problema è che alla fine ho esagerato.

Li ho presi tutti: bevo una pinta di Guinness e mangio un hot dog la sera prima, vado a letto mettendo sotto il cuscino una mappa del percorso (sai mai che le informazioni topografiche mi arrivino per contatto), faccio una rapida preghiera al sole la mattina, mangio solo wafer di una certa marca, giro due volte intorno a mio figlio prima di uscire, mi porto una bella cipolla da mordere durante la gara, evito le crepe del terreno mentre corro rischiando di tamponare gli altri runner, indosso un calzino verde, uno rosso, due calzoncini uno sopra l’altro di colori differenti e se passa un gatto nero mi fermo all’improvviso creando deragliamenti a catena.

Come potrete immaginare, tra i runner sono molto popolare.

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