Brevi distanze o lunghe percorrenze?

Meglio piccole tratte ad alta intensità o lunghi percorsi in cui distribuire le forze? Delle due, cosa fa meglio alla salute? Cosa, invece, migliora la nostra performance? 

Le ultime notizie dall’America raccontano di una nuova tendenza: preferire, come allenamento quotidiano, la corsa di un miglio, che equivale a 1,6 km, ma fatta a tutta velocità, rispetto a un allenamento sulla lunga distanza.

Perché? Purtroppo, per i soliti motivi di questi anni frenetici: il tempo che manca, la voglia di ottimizzare i risultati prima possibile.

Meglio uno sforzo breve quanto intenso, almeno secondo quanto sostiene l’American College of Cardiology: una corsa veloce, breve e intensa, intervallata con altre attività (per esempio lo yoga) ha gli stessi benefici delle corse di resistenza, impostate sulla lunga distanza.

Il fascino della maratona

Certo, difficilmente una corsa di un miglio può battere il fascino romantico della maratona, croce, delizia e vero obiettivo della maggior parte dei runner… ma le brevi tratte ad alta intensità hanno dalla loro tanti pregi, primo fra tutti l’efficacia dal punto di vista dimagrante di bruciare moltissime calorie in tempi relativamente brevi.

Ovviamente, preferire le lunghe distanze alle brevi ha a che fare con altri fattori, primo fra tutti l’aspetto psicologico e soggettivo del runner .

Non tutti, ovviamente, hanno la stessa fisiologia, né la stessa psicologia, anche se magari vogliono la stessa cosa (per esempio correre la Maratona di New York, gara leggendaria di cui si dice – secondo tanti appassionati – “finché non la corri non sei un vero runner”).

A ognuno la sua corsa…

Va chiarito un punto: non tutti sono fisicamente portati per le maratone e, soprattutto, per gli allenamenti lunghi e faticosi necessari per correrle.

Ma, ancor più spesso, la maggior parte dei runner non è portata a questo tipo di sforzo dal punto di vista psicologico.

Si calcola che l’80% dei runner siano soprattutto mezzofondisti, che decidono di correre una maratona soprattutto per un desiderio personale.

Questo tipo di corridori difficilmente, dopo aver affrontato la prima maratona, insisteranno su questo tipo di distanza, preferendo modalità che permettono un approccio più agonistico, lunghe volate finali e preparazioni finalizzate più alla classifica della singola gara che al record personale.

Il maratoneta, al contrario, è in lotta soprattutto contro il cronometro e di solito non ama l’agonismo.

… e a ognuno il suo allenamento!

Al di là delle maratone, la scelta fra lunghe e brevi distanze dipende da molti fattori: il principiante, per esempio, che passa dalla camminata alla corsa, dovrebbe concentrarsi su ripetute non troppo intense, nella modalità run walk run.

Per chi desidera lavorare sulla velocità, è importante inserire allenamenti di altro tipo (esercizi, stretching, nuoto) e concentrarsi su allenamenti intensi su brevi tratti.

Non va trascurata nemmeno la resistenza, anche se ci si concentra sulla corsa breve: un allenamento complessivamente efficace deve adattare il corpo rendendolo in grado di recuperare velocemente ed evitare infortuni.

Chi invece corre per dimagrire, dovrebbe pensare soprattutto ai cosiddetti intervalli ad alta intensità: sono quelli che permettono di togliere di mezzo più calorie in meno tempo, facendo sì che il corpo continui a bruciarle anche dopo l’allenamento, a causa del maggior consumo di ossigeno dopo lo sforzo.

Il principiante, però, deve stare molto attento: per evitare infortuni, malori e incidenti, prima di arrivare a questo tipo di sforzi rapidi e concentrati è assolutamente necessario un periodo consistente di corsa frequente a bassa intensità.

Fonti di riferimento: 

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