Carnevale in Sardegna: un’esperienza unica al mondo

Pensate che il Carnevale sia più o meno uguale ovunque? Niente di più sbagliato: sull’isola questa festa ritrova le sue radici più arcaiche e misteriose.

Quando in Italia pensiamo al Carnevale, vengono in mente subito nomi come Venezia o Viareggio.

Giustissimo, ma senza nulla togliere alle magnifiche maschere lagunari o toscane, il luogo dove il carnevale assume l’aspetto più originale d’Italia è senz’altro quello sardo.

Ma forse sarebbe meglio dire “quelli” sardi. L’isola, infatti, durante i giorni della festa pullula di eventi, ognuno con le sue particolarità.

Il giorno in cui tradizionalmente comincia il Carnevale in Sardegna è la festa dei fuochi di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, e si chiude con il Martedì Grasso che quest’anno cade il 5 marzo.

I giorni più intensi sono comunque quelli tra il 28 febbraio e, appunto, il 5 del mese successivo.

I carnevali sardi riprendono riti arcaici legati alla fine dell’anno, con memorie pagane che si perdono nei millenni.

Tra i punti in comune, la cura degli animali, il lavoro nei campi, la paura della morte e delle creature dei boschi, le singolari maschere e la presenza di un “re del carnevale”, un pupazzo che rappresenta l’anno vecchio e che viene ritualmente processato e condannato al rogo.

Ecco una rapida rassegna dei principali paesi dove potete trovare le maschere e gli eventi più particolari.

Ottana

Il Carnevale di Ottana è antichissimo e ha conservato in modo perfetto i suoi costumi e i suoi rituali.

Permeato da un senso di mistero profondo e antico, è sicuramente uno dei più rappresentativi del Carnevale sardo.

Il piccolo centro storico si popola di creature immaginarie, spesso dall’aspetto inquietante.

Le principali sono Sos Boes, dalla maschera di legno che ricorda il bue, riccamente decorata, con una tipica stella in fronte, e Sos Merdules, maschere sempre lignee deformi e contorte dalla fatica, che rappresentano i contadini.

Ma le maschere di Ottana sono tantissime: quelle che citiamo sono solo le più celebri.

I giorni migliori per vederle? Domenica, lunedì e martedì grasso.

Oristano

Sicuramente il Carnevale di Oristano è il più celebre tra tutti quelli dell’Isola, grazie a una giostra chiamata “Sartiglia”, una sfida risalente al 1546, ai tempi dell’imperatore Carlo V, tra cavalieri vestiti da “Componidori”, la maschera più importante di Oristano.

Le acrobazie equestri di questo Carnevale sono tra le più spettacolari d’Europa, come anche il corteo delle maschere tradizionali.

Il cuore della festa è il centro del paese, tra Via Eleonora, Piazza Roma e Via Mazzini, dove si svolgono le principali coreografie.

Mamoiada

Uno degli eventi più antichi e autentici dal punto di vista del folklore sardo, il Carnevale di Mamoiada non prevede grandi scenografie: è un carnevale povero, contadino e proprio per questo del tutto unico.

Le vere protagoniste della festa sono naturalmente le maschere, in particolare Mamuthones e Issohadores.

I Mamuthones sono probabilmente la più famosa tra le maschere sarde, e il simbolo stesso della tradizione dell’isola.

Il volto coperto da una cupa maschera nera lignea, coperti di pelli di pecora, campanelle e grandi campanacci, i Mamuthones sono i veri protagonisti della festa di Mamoiada.

A scortare questa apparizioni animalesche e arcaiche, gli Issohadores, dall’elegante abito rosso con berretto, pantaloni bianchi e maschera altrettanto candida.

Sestu

Forse uno dei più divertenti tra i Carnevali Sardi, il Kranovali Sestesu regala ricordi indimenticabili, grazie alla grande quantità di giochi, rumore, cibi locali da gustare.

L’aspetto arcaico, pagano e superstizioso è particolarmente presente, specie in una delle maschere più sinistre della tradizione, S’Orku Foresu, che rappresenta gli animali da sacrificare per ingraziarsi la terra.

Avvolta in pelliccia d’animale, il volto coperto, una ridda di campanacci al collo e corna enormi, la creatura (che evoca anche il timore dei demoni e degli animali selvaggi) viene “ritualmente” uccisa da Is Mustayonis, i guardiani dei campi, altra maschera della festa, ma risorge ogni volta: la vita si rinnova.

Bosa

Particolare per la sua natura improvvisata e non organizzata, il Carnevale di Bosa ha alcuni momenti codificati (per esempio il ballo), ma per il resto si affida all’invenzione della comunità.

Molti i momenti memorabili, dall’improvvisazione di canti satirici al sacrificio di Re Giorgio (Gioldzi, il re del Carnevale), fino al corteo in cui le Attittadoras, uomini camuffati da donne piangenti vestite di nero, portano in braccio o a volte in carrozzine e carriole un bambolotto che rappresenta, crediamo, il nuovo anno.

Ma questa è solo una parte di un carnevale complesso che finisce con il rogo di Gioldzi, in un tripudio di danze, candele e canti rituali.

Al di là del folklore e della tradizione che li rende unici, i Carnevali sardi offrono al visitatore molte occasioni di divertimento, la possibilità di gustare i piatti tipici dell’isola e di apprezzare la sempre calda ospitalità locale: un’idea per una vacanza davvero unica al mondo!

Fonti di riferimento:

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